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Arte > Approfondimenti > 31/05/2010


Man Ray. The Fifty Faces of Juliet


Sabato 15 maggio 2010 ore 19,00, la Lorusso Arte - Design di Andria (BT) in collaborazione con la Fondazione Marconi di Milano ha presentato nella sua sede di via Napoli, 71 la mostra Man Ray. The Fifty Faces of Juliet 1941-1955.

Grazie alla collaborazione trentennale della Lorusso Arte - Design con lo studio Marconi e oggi, conla Fondazione Marconi di Milano, la nostra regione ha la grande occasione di ospitare i lavori di Man Ray, uno dei più grandi artisti del XX secolo.

 

Vengono proposti al pubblico i cinquanta ritratti che l'artista scattò alla moglie, Juliet Browner, tra il 1941 e il 1955. The Fifty Faces of Juliet fu pensato da Man Ray agli inizi degli anni '50 come libro in omaggio a Juliet, ma anche come un "saggio" di opere fotografiche iniziato a Los Angeles nel 1941. Cinquanta fotografie, stampe originali in diverse tecniche e stili, alcune colorate a mano, di diverso formato che Man Ray ha dedicato a Juliet, la musa definitiva della sua vita. The Fifty Faces of Juliet sono il racconto di un amore e di una vita.

 

Qui sotto il video-report del TG3 RAI Regione Puglia sulla mostra.

 

 

 

 

Servizio giornalistico a cura di Teledehon sulla mostra di Man Ray - The Fifty Faces of Juliet, presso la Lorusso Arte - Design di Andria.

 

 

 

 

Servizio giornalistico a cura di Teledehon sull'incontro "Arte e Dissenso".

 

 

 

 

Servizio giornalistico a cura di Teledehon sull'incontro "Le Avanguardie dall'Italia - Arti e Avanguardie del Novecento. Note".

 

 

 

 

Servizio giornalistico a cura di Teledehon sull'incontro "Il ruolo di Man Ray nella cultura fotografica del Novecento".

 

 

 

 

Cliccare sul seguente link per visionare le foto dell'inaugurazione della mostra.

http://www.lorussoarredamenti.it/mostre-mostra-d-arte-pittori-quadri-opere/foto-inaugurazione-mostra-the-fifty-faces-of-juliet-.html

 

 

Man Ray nato a Philadephia nel 1890 da una famiglia ebrea di immigrati ucraini, entrò in contatto con gli artisti europei e soprattutto con Marcel Duchamp attraverso la galleria di Alfred Stieglitz di New York e gli artisti della prima edizione dell'Armory Show. Diventò in breve tempo uno dei protagonisti del Dadaismo americano realizzando con materiali di recupero oggetti fantastici di ispirazione surrealista esaltandoli anche attraverso la fotografia.

Nel 1921 stabilitosi a Parigi, la sua attività procedette in molteplici direzioni parallele: la pittura, la fotografia e lo sviluppo di nuove tecniche di ripresa e stampa (il rayograph, il fotomontaggio, la solarizzazione e il cliché-verre), la grafica e la realizzazione dei famosi Oggetti d'affezione.

Nel percorso espositivo, accanto alle fotografie di Juliet si potranno ammirare alcuni fra questi oggetti, tra cui: Cadeau (1921-1974, ferro da stiro con chiodi),  Indestructible Object (1923-1964, metronomo con la fotografia di un occhio), Boule sans neige (1927-1970, sfera di plastica con oggetti), Anti vol (1963-1970, portabiti con catena) e N for Nothing (1958-1973, tavola di legno con catena).

 

Nel 2009, Giorgio Marconi, Presidente della Fondazione Marconi, e Carlo Cambi Editore hanno pubblicato il "libro d'artista" Man Ray. The Fifty Faces of Juliet, realizzato esattamente come Man Ray se lo immaginava.

“Un giorno, all’atelier di Man … racconta Giorgio Marconi - fu per caso che rovistando con lui in un cassettone per cercare dei disegni e dei documenti,  Man si fermò e mi disse: 'Voilà les photos du livre sur Juliet!'. Così scoprii quelle magnifiche fotografie. Gli proposi di acquistarle. Mi rispose che me le avrebbe vendute quando avessi trovato un editore per farne un libro.

Ho conosciuto Man Ray nel 1968 a Parigi. Enrico Baj mi portò nel suo studio di rue Férou a St-Germain. Un pomeriggio intero. Uscii con disegni e quadri. E da quel giorno iniziò un sodalizio che sarebbe durato fino alla sua morte nel novembre 1976. Fu nel 1981 che concordai con l'amico ed editore Gabriele Mazzotta di pubblicare il libro The Fifty Faces of Juliet. Mantenendo la promessa di Man, Juliet mi vendette le foto, ma volle sotitutire una delle immagini scelte da Man con un'altra fotografia a colori che a lei piaceva di più. Accettai e così nacque la prima edizione di The Fifty Faces of Juliet. In quegli anni durante le mie rituali visite parlai spesso con Juliet di un eventuale nuova pubblicazione di The Fifty Faces of Juliet. Il progetto era di pubblicare le foto a grandezza naturale e di rimettere la fotografia originariamente scelta da Man. Juliet, senza risentimento,  accettò l'idea e così le restituii la sua foto a colori".

 

Il volume, edito dalla Fondazione Marconi e Carlo Cambi, in edizione limitata (1000 esemplari in commercio), contiene 50 riproduzioni anastatiche in formato originale delle fotografie esposte, scattate tra il 1941 e il 1955 a Los Angeles e Parigi, sarà disponibile nel periodo della mostra.

 

La mostra sarà aperta al pubblico dal 15 Maggio al 31 Luglio 2010 - dalle ore 10,00 - 13,00  e dalle 18,00 - 21,00 di tutti i giorni feriali.

Andria, via Napoli 71

 

Direzione Artistica: Dott.ssa Anna Maria Sergio

 

NOVECENTO. IL TEMPO

 

Se si volessero delineare alcune caratteristiche del secolo appena trascorso non si potrebbe fare a meno di citarne la tensione al cambiamento come peculiarità fondamentale in ogni campo, da  quello letterario a quello filosofico a quello antropologico. Naturalmente  anche in campo artistico prendono corpo importanti novità: il limite imposto dalla tela diventa ormai troppo stretto per opere d’arte che chiedono di occupare lo spazio circostante. La pittura non si accontenta più di pennelli e colori, ma ricorre al collage per inglobare la vita quotidiana. La fotografia cessa di essere considerata solo documento e comincia ad assumere una nuova valenza semantica, che le permetterà di essere considerata nuova forma d’arte. Oggetti d’uso comune vengono prelevati dal loro contesto quotidiano per essere ricollocati in quello degli oggetti artistici.

 

MAN RAY. L' UOMO.

 

Il cambiamento, la provocazione, il non legarsi alle mode del momento, costituiranno una delle più forti “tradizioni” che caratterizzeranno il  Novecento a cominciare dalle Avanguardie Storiche di cui Man Ray fu uno dei più grandi protagonisti. Il cambiamento caratterizzerà tutta la sua vita a partire dal nome Emmanuel Radnitzsky, che intorno al 1914, muterà in Man (uomo), Ray (raggio) ricordando così i raggi di luce che diedero vita alle sue sperimentazioni fotografiche, i famosi rayographs.

Man Ray amerà cambiare i luoghi in cui sceglierà di vivere spostandosi da New York a Parigi, da Parigi ad Hollywood per poi tornare a Parigi.

Spazierà in molteplici campi dell’arte, scegliendo di fare sempre ciò che vorrà in piena libertà, senza assoggettarsi ad alcun accademismo. 

Sarà disegnatore,  pittore dell’invisibile che abita nel suo inconscio, sarà fotografo del mondo sensibile che vive intorno a lui, sarà abile costruttore degli objects d’affection fatti di tutto e fatti di niente ma intrisi di quell’affetto che lo lega al suo lavoro, sarà anche cineasta e poeta.

Amerà molte donne che avranno un ruolo importante nella sua attività artistica: dalla poetessa Donna Leçoeur, a Kiki de Montparnasse protagonista della celebre opera Le Violon d’Ingres; a Lee Miller fino a Juliet Browner, protagonista di questa mostra.

 

 

Man Ray (Emmanuel Radnitzsky) nasce il 27 agosto del 1890, a Philadelphia, da genitori ebrei di origine ucraina emigrati negli Stati Uniti.

Nel 1897 la famiglia si trasferisce a New York, punto di partenza della formazione e degli studi di Man Ray, dove si compiranno alcuni degli eventi più importanti per il suo percorso artistico: la conoscenza di Alfred Stieglitz; la grande esposizione dell’Armory Show, che nel 1913 gli permise di venire in contatto con i più grandi artisti europei del momento; e soprattutto l’incontro con Marcel Duchamp e Francis Picabia con i quali avrebbe dato vita al movimento Dada americano.

Dal tempo della rivoluzione impressionista negli Stati Uniti non si assisteva ad un vero e proprio rinnovamento nell’universo artistico americano. Questo cominciò a farsi strada all’inizio del secolo, soprattutto nel campo della fotografia ad opera di 

Alfred Stieglitz che, nei suoi articoli su  Camera Notes, annoverava la fotografia come nuova forma artistica.

 In seguito Stieglitz fondò una propria rivista CameraWork e una galleria d’arte la Photo-Secession,che diventò ben presto un luogo di sperimentazione e di diffusione di tutto ciò che di nuovo avveniva nel mondo dell’arte. Nella sua galleria Stieglitz esponeva opere fotografiche  e di arte contemporanea e riteneva che le prime dovessero riprodurre la realtà, mentre le altre dovessero rappresentare gli stati emotivi e mentali.

Questo punto di vista fu assimilato pienamente da Man Ray che dichiarò: “ Dipingo ciò che non posso fotografare. Fotografo ciò che non voglio dipingere. Dipingo l’invisibile. Fotografo il visibile”.

Nel 1913 dipinge il ritratto di Stieglitz di ispirazione cubista.

Conosce Duchamp e inizia con lui un sodalizio che durerà tutta la vita.

Comincia a costruire i suoi Oggetti  con materiali estratti dalla vita quotidiana e reinterpretati.

Nel 1921 scrive a Tristan Tzara, fondatore del movimento Dada, che  Dada non può vivere a New York”e così si trasferisce a Parigi, che eleggerà a sua nuova patria, convinto che la Ville Lumièresia il luogo adatto alla realizzazione di ogni innovazione  in campo artistico.

Duchamp lo precede e lo presenta ai suoi amici dadaisti che gli organizzano una mostra allaLibrairie Six; qui creerà il Dono, un ferro da stiro con una riga di chiodi applicata.

Privando gli oggetti della loro funzione primaria Man Ray li colloca in un nuovo universo, quello degli oggetti artistici.

Nel 1922 la tensione dadaista va esaurendosi, ma le idee disseminate in tutto il mondo continueranno a svilupparsi. Le posizioni rivoluzionarie dadaiste vengono razionalizzate da Andrè Breton nel manifesto surrealista del 1924.

Nascono  così molti Oggetti d’affezione, come amava definirli, tra i quali Indestructible Object del 1923, famoso metronomo con l’occhio che scandisce il tempo e guarda, forse, ad una felicità passata.

Nel periodo parigino l’artista realizza i famosi rayogrammi, una delle più sorprendenti invenzioni in campo fotografico, che gli permettono di fotografare l’anima degli oggetti, senza utilizzare alcun mezzo se non la sola luce.

Realizza i suoi quattro film d’ispirazione surrealista, ma sceglierà la fotografia come campo d’azione preferito. Continua a creare oggetti e solo alla fine degli anni Venti riprende a dipingere. Tema prediletto sarà quello dell’amore nelle sue componenti emotive. Le labbra riprodotte nell'opera All’ora dell’Osservatorio …quot;Gli innamorati, sono quelle di Lee Miller, affascinante assistente con la quale sperimenterà le solarizzazioni.

 

Nel 1936 partecipa all’ Esposizione Surrealista Internazionale a Londra.

Alla fine degli anni Trenta, presentendo l’avvicinarsi della guerra, decide di lasciare Parigi e tornare negli Stati Uniti.

Quello americano sarà un periodo di riflessione durante il quale realizzerà progetti  pensati precedentemente.

Nel 1940 si trasferisce a Hollywood dove incontra Juliet Browner, un’affascinante modella ventottenne “ dai lineamenti fauneschi e gli occhi a mandorla che le davano un aspetto vagamente esotico” ( Man Ray). Juliet sarà l’ultima musa della vita di Man Ray, è lei la protagonista delle fotografie in mostra scattate con l’intento di farne un libro. La sposerà nel 1946 a Beverly Hills in una cerimonia congiunta che unirà in matrimonio anche Max Ernst e Dorothea Tanning.

Ernst dedicherà a questo avvenimento il dipinto Doppio matrimonio a Beverly Hills. 

Nel 1951, quando la situazione politica si è stabilizzata, Man ritorna con Juliet a Parigi dove decide di condurre una vita senza  clamore, continua a dipingere e a disegnare, è il periodo dei quadri a macchia ispirati dal nuovo clima informale.

Intanto l’importanza delle avanguardie storiche per la storia dell’arte contemporanea viene riconosciuta a livello internazionale. I tempi sono maturi e il lavoro di Man Ray viene divulgato nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo.

Continuerà a dipingere, fotografare e creare oggetti fino alla fine. Si spegnerà il 18 novembre 1976 a ottantasei anni.

Per il decimo anniversario della morte Juliet fece erigere un monumento funebre in memoria del marito nel cimitero di Montparnasse e sulla lapide di Man volle la frase “ Unconcerned but not indifferent ” (Incurante ma non indifferente) ad indicare il modo in cui era vissuto.

Dal 1991 Juliet riposa accanto a lui, sulla sua tomba si legge“ Together again”(di nuovo insieme), un modo di essere legati dall’amore oltre le barriere del visibile.

LORUSSO ARTE , BREVE BIOGRAFIA DI UN LUNGO PERCORSO.

L’Italia, com’è noto, detiene il 70% circa dei beni culturali mondiali. La situazione italiana riguardo ad iniziative culturali riferite all’arte contemporanea è particolare perché a strutture pubbliche irrisorie è corrisposta l’iniziativa privata più attiva di tutto il mondo occidentale. Si deve infatti ad una rete di microstrutture costituite dalle gallerie private la diffusione dell’arte attuale. Le gallerie in ogni contesto sono da considerarsi degli intermediari culturali che, pure in situazioni difficili come quella del sud Italia, hanno avuto il compito di fare informazione, di produrre cultura, di formare il gusto per le opere d’arte contemporanea. In questo contesto, dalla metà degli anni ’80, si inserisce l’attività della Lorusso Arte e Design. La Lorusso Arte, infatti, è stata una delle prime strutture in Italia ad organizzare manifestazioni che presentano opere di design accanto ad opere d’arte. Il primo evento di questo genere è stato Il design si incontra con l’arte dell’aprile 1983 con l’architetto Roberto Pamio e il pittore Emilio Tadini. Nel novembre 1983, in collaborazione con lo Studio Marconi di Milano, sono in mostra 26 acqueforti di Picasso. Seguono gli Aforismi della designer Antonia Astori. L’attenzione della Lorusso Arte nei confronti del design raggiunge un grande obiettivo con la presenza di Achille Castiglioni nel dicembre 1986. Eventi diversi come le presentazioni di libri di Raffaele Nigro, Francesco Giorgino o dibattiti come quello sulla Bioarchitettura affiancheranno mostre di notevole interesse in un programma organico inaugurato nel gennaio del 1991con la mostra Humus di Gaetano Grillo. Nel maggio 1991 in mostra 25 opere grafiche, tra incisioni e litografie di Giorgio De Chirico. Borek Sipek espone i suoi lavori nel dicembre del 1991 nella mostra intitolata Malastrana. Nel marzo 1992 sono le grandi opere di Mimmo Rotella provenienti dal Museo di Berlino ad essere protagoniste. Nel maggio del 1992 in mostra Opere Uniche di Emilio Tadini. Si tengono mostre collettive di opere grafiche dei maggiori esponenti della Pop Art europea, come Mario Schifano, Valerio Adami, Lucio Del Pezzo, Ugo Nespolo ed Enrico Baj. Nel febbraio del 1993 in mostra opere di pittura e di scultura di Michele Zaza. Nell’aprile del 1994 è la volta di un’importante presentazione di lavori disegnati da Frank Lloyd Wright, in occasione del 125° anniversario della nascita del grande architetto americano. Nel marzo dello stesso anno Carlo Fusca espone i suoi lavori in una mostra intitolata L’antico come metafora. Nel novembre del 1994 la Lorusso Arte partecipa alla realizzazione di una grande mostra di Fusca intitolata Il mito, il mare, gli eroi che si tiene a Bari a Villa Romanazzi Carducci. Nel dicembre del 1994 la Lorusso Arte, in collaborazione con la galleria Bonomo di Bari, ospita in una collettiva intitolata Corpo all’ombra le opere di Franco Dellerba, Luigi Giandonato, Iginio Iurilli e Franco Menolascina. Nel 1994 partecipa all’Expo-Arte. Nel periodo 1995-96 si occupa dell’associazione culturale "Contemporanea", ponendosi l’obiettivo di promuovere il lavoro degli artisti che operano sul territorio. Dal 2002 riprende ad organizzare mostre nella propria sede dedicate a Gaetano Grillo, Franco Menolascina e Michele Zaza, le cui opere in questo periodo sono presenti anche in importanti sedi espositive di Milano, Roma e Torino. Nel 2008 la Lorusso Arte Contemporanea, in una struttura rinnovata, ospita la mostra dell’artista giapponese Tsuchida Yasuiko. In seguito espone i Codici Minati di Carlo Fusca. Nell’ aprile 2009 la presentazione del libro Lo strano caso di Federico II di Svevia, di M. Brando. E ancora:

2009, maggio Franco Menolascina, Non è una cattiva giornata.

2009, luglio Gaetano Grillo, Abbracci.

2009, settembre Manologias, spettacolo a cura del Festival Castel dei Mondi.

2009, settembre incontro col designer Alfredo Häberli, Mesa .

2009, novembre Arte e Musica, incontro con Tsuchida Yasuiko e il maestro Federica Fornabaio.

2009 ,dicembre Giochi Geometrici, architetti e designer disegnano il loro tappeto

dalle geometrie scandinave .

 

                                                                                                         Anna Maria Sergio

 

 


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