Lorusso Arredamenti Arredamento moderno e contemporaneo Andria e Bari. Torna alla home

Lorusso Arredamenti ad Andria, in Puglia, e ovunque, vi offre l' arredamento moderno  e contemporaneo delle più prestigiose marche del design italiano. Armadi e Cabine Armadio, Contenitori e Pareti Attrezzate, Cucine, Letti, Poltrone e Divani, Porte e Vetrate, Sedie e Poltroncine, Tavoli e Tavolini. Arredi per la casa e per l'ufficio.


Cerca nel sito

Arte > Approfondimenti > 28/06/2003


GALLERISTI E IMPRENDITORI DELL'ARTE CONTEMPORANEA IN TERRA DI BARI di Anna Maria Sergio


GALLERIA LA PANCHETTA, BARI
GALLERIA BONOMO, BARI
LORUSSO ARTE, ANDRIA

INTRODUZIONE

Questo lavoro nasce da una curiosità personale e dalla conseguente necessità di approfondire argomenti di carattere generale intorno al sistema dell’arte contemporanea, per poter meglio comprendere situazioni particolari come quelle riguardanti le gallerie d’arte private operanti a Bari nell’ultimo ventennio.
Sfogliando vari cataloghi di mostre dell’epoca e in particolare quello riguardante una mostra organizzata alla Pinacoteca Provinciale nel 1986, intitolata Album di famiglia, ho constatato che allora operavano a Bari molte gallerie, tra le quali la Bonomo, La Bussola, La Panchetta, La Rosta 2, La Cooperativa, Centro Sei, Michelangelo, De Pinto, Aries, La Vernice, Il Fante di Fiori, Zelig, Ninni Esposito. Alcune di queste, si erano organizzate in una mostra intitolata, appunto Bari anni ’80 …quot; Album di famiglia, presentando più di cinquanta artisti operanti in terra di Bari.
Confrontando la situazione di allora, che vedeva un grande fermento nei riguardi dell'arte, con quella attuale, piuttosto statica, mi sono chiesta quali di quelle gallerie esistono ancora, di quali artisti si interessavano allora e quanti di quelli collaborano ancora con loro, quali sono state le politiche di vendita e quali quelle espositive, quale la situazione del mercato e del collezionismo. In breve, qual'è stata l'importanza e la funzione delle gallerie d'arte di Bari e provincia?
Non ho trovato le risposte a questi interrogativi sui testi, ma le ho dovute cercare e formulare documentandomi sulle maggiori tendenze artistiche del nostro tempo e sugli operatori del sistema dell'arte in generale, per poi poter riflettere sul modo di agire di coloro che operano nel nostro tempo e nel nostro territorio.
Essere il gallerista di Picasso come furono Khanweiler o Vollard ed operare a Parigi all'inizio del secolo, o essere Leo Castelli ed esporre la Pop Art a New York, non è certo come essere gallerista oggi o vent'anni fa a Bari o in provincia ed è proprio per questo che mi sono rivolta direttamente ai protagonisti del "nostro" sistema dell'arte, ai galleristi ed agli artisti presenti in Album di famiglia e che ancora oggi interagiscono nel mondo dell'arte della nostra terra.
Ho scelto di documentarmi sull'attività di tre diversi tipi di galleria oggi presenti a Bari e in provincia, sulle tendenze che hanno seguito, sugli artisti che hanno supportato, sulle mostre e avvenimenti più importanti di cui sono stati protagonisti. Mi riferisco alla galleria La Panchetta di Arrigo Atti, perché è una delle più antiche gallerie di Bari; alla galleria Bonomo, perché considerata, oggi come allora, la più importante e riconosciuta a livello internazionale e, infine,  ad una realtà particolare sviluppatasi in provincia, la Lorusso Arte di Andria, perché pur non essendo una vera e propria galleria, da più di un ventennio si occupa della promozione dell'arte contemporanea attraverso l'organizzazione di mostre sia di artisti di fama internazionale, sia di artisti che operano sul territorio. Oggi, rispetto al passato, vi è un proliferare di gallerie specializzate che seguono una tendenza e si rivolgono a specifici segmenti di mercato. Attualmente si riscontra una grande differenza fra gallerista e mercante: il primo promuove l'opera dell'artista sostenendolo economicamente con la pubblicazione di cataloghi, con la presentazione al pubblico, offrendogli una sede espositiva, facendo in modo che questi partecipi alle mostre nazionali e internazionali, intrattenendo i rapporti con la stampa, costruendo una rete di collezionisti; il gallerista è colui che si adopera in tutti i modi per costruire un curriculum denso, per quanto è possibile, di mostre pubbliche. Il mercante, invece tratta quelle opere d'arte che riscuotono più successo e di cui il mercato fa richiesta. Il mercato si svolge oggi attraverso le fiere d'arte come quella di Basilea, di Colonia, che sono le più importanti, e di  Artefiera di Bologna.
Altra figura è quella del cosiddetto "attrattore inteso come personaggio dalla forte personalità, capace di dar corpo a nuove tendenze, sia esso scrittore, filosofo, artista, teorico, gallerista. Questi personaggi hanno avuto la capacità di attrarre intorno a sé gli artisti, di unificarli in un gruppo e sostenerli finanziariamente."   Si pensi a questo proposito a Peggy Guggenheim, che nel 1942 aprì il suo museo - galleria  Art of This Century a New York, dove mostrò la sua collezione d'arte cubista, astratta e surrealista. Ella organizzò anche mostre temporanee di importanti artisti europei; e di diversi artisti americani allora sconosciuti, fra i quali anche Jackson Pollock, che insieme ad altri artisti diede vita al movimento chiamato espressionismo astratto, del quale il surrealismo fu una delle fonti maggiori. Così Peggy Guggenheim, moglie dell'artista surrealista Max Ernst, ebbe il ruolo di intermediario di vitale importanza per l'affermazione del primo movimento artistico
americano di importanza internazionale .   Si pensi anche al critico dei nostri giorni Achille Bonito Oliva che ha teorizzato la transavanguardia , o al volitivo Leo Castelli che con la sua galleria a New York, insieme a quella della moglie Ileana Sonnabend, ha fatto conoscere al mondo la Pop Art americana , fino ai galleristi italiani Giorgio Marconi di Milano, Fabio Sargentini di Roma.
Spesso anche i collezionisti sono personaggi in grado di conferire credibilità all'opera d'arte in loro possesso ed ai loro autori; si pensi, ad esempio, ai coniugi americani Scull, all'inglese Charles Saatchi e all'italiano Giuseppe Panza di Biumo, che ultimamente ha donato al FAI  lo stabile in cui aveva custodito la sua immensa collezione, mentre ha venduto all'estero una collezione d'arte contemporanea di inestimabile valore, senza che lo Stato Italiano avesse mostrato alcun interesse.

2. LA GALLERIA PRIVATA NEL SISTEMA DELL'ARTE

I GRANDI MERCANTI D'ARTE DEL PASSATO
L'invenzione del mercato d'arte e di tutto ciò che gli ruota intorno si deve a dei personaggi singolarissimi, i "gloriosi mercanti"11, come li definisce uno di loro, Daniel Wildenstein, che con il loro stile, la loro oratoria e il loro denaro hanno imposto sul mercato tutti i grandi artisti dalla seconda metà dell'800 in poi.
Paul Durand-Ruel, morto nel 1922, è da considerarsi un pioniere, infatti, egli organizzò  nel 1874 la prima esposizione impressionista nello studio del fotografo Nadar a Parigi.

Anna Maria Sergio

1. PANORAMA DI SITUAZIONI E ARTISTI COINVOLTI NEL SISTEMA DELL'ARTE CONTEMPORANEA

Da un punto di vista sociologico, un'opera d'arte è un momento all'interno di un processo che prevede la collaborazione di una pluralità di attori che lavorano grazie a certe istituzioni sociali seguendo tendenze storicamente riscontrabili. Pertanto se si considera l'arte al pari di qualsiasi fenomeno sociale, non si può fare a meno di considerare il contesto in cui nasce per comprenderla pienamente. Inoltre poiché si dà alle opere d'arte un valore anche monetario, oltre che estetico, i sociologi accettano che tale valore derivi non solo da qualità estetiche intrinseche all'opera stessa, ma anche da condizioni esterne.
Gli artisti e i loro sostenitori lottano per ottenere riconoscimento e discutono con passione sulle qualità estetiche o su quali opere includere nella categoria dell'arte. I giudizi estetici si formano all'interno di istituzioni che servono a mantenere in vita i canoni già esistenti e a crearne di nuovi. I loro funzionari o addetti si adoperano per stabilire e prescrivere come debbano essere questi giudizi , dando una mano a rafforzarne il consenso.
Le istituzioni culturali hanno molti aspetti in comune con le altre istituzioni sociali e per quanto possano essere rigide o autoritarie non ottengono mai un consenso generale, pertanto possono entrare in competizione. Nel caso delle arti, si è verificato spesso nel corso della storia che un mecenate entrasse in competizione con altri per ottenere una posizione sul mercato, o che un artista si battesse per raggiungere posizioni di prestigio rispetto ad altri. Ma è stato durante il XIX secolo che si sono avute le maggiori trasformazioni nate dal confronto, a volte aggressivo, di diverse istituzioni.
In Francia questo processo si fece sentire più che altrove; alcuni artisti, infatti,  si opposero alle censure accademiche e si rifiutarono di seguire canoni precisi di esecuzione, tecniche e contenuti. L'esempio più famoso di artista oppositore, che però mantiene la sua integrità a dispetto del rifiuto e del ridicolo, è quello di Van Gogh, che in tutta la sua vita riuscì a vendere un solo quadro ; ma dopo la sua morte i suoi dipinti hanno raggiunto quotazioni di mercato sbalorditive, maggiori rispetto anche ad altri capolavori di maestri antichi. Ciò che colpisce è che dal periodo di Van Gogh in poi l'interesse e i prezzi per opere di artisti che sfidano deliberatamente il concetto stesso di opera d'arte sono andati sempre crescendo. Si pensi agli artisti contemporanei che non utilizzano i materiali canonici della pittura, cioè la tela, i colori, che lo stesso Van Gogh, pur ribelle, ha comunque sempre adoperato.
Mi riferisco a coloro che creano installazioni "in situ", oppure che adoperano materiali più disparati o oggetti di uso comune come i famosi ready made, oppure a quegli artisti che operano in base a concetti, senza preoccuparsi dell'esecuzione dell'opera d'arte, ma solo della sua ideazione. Questo genere di attività artistica, fiorita durante gli anni 60 e 70 del secolo scorso, non faceva altro che seguire una solida "tradizione" che vedeva ogni manifestazione, per l'arte di avanguardia, necessariamente scioccante, come ha insegnato Marcel Duchamp quando propose Ruota di bicicletta o il sanitario intitolato Fontana "La negazione delle tecniche come operazioni programmate in vista di un fine ha il suo punto culminante nel ready made di Duchamp…Egli ha esposto un orinatoio firmandolo con un nome qualsiasi, R. Mutt. Tuttavia, ponendo una firma, ha voluto dire che quell'oggetto non aveva un valore artistico in sé, ma lo assumeva col giudizio formulato da un soggetto…Ciò che determina il valore estetico, dunque, non è un procedimento tecnico, un lavoro, ma un puro atto mentale."
"Siamo ormai abituati a considerare come opera d'arte qualsiasi oggetto che possieda alcuni tratti riconoscibili, come una firma o il fatto che sia passato attraverso una certa carriera . Nel passato, la carriera era rappresentata nell'essere fatto da un artista che avesse ricevuto una certa educazione presso una data istituzione; che avesse vinto premi o altri riconoscimenti, che esibisse i suoi lavori in mostre con tanto di giuria addetta; che vendesse i suoi lavori a collezionisti, preferibilmente attraverso un commerciante d'arte. L'avvenimento che lo incoronava definitivamente era una mostra e, in seguito,  l'entrare a far parte della collezione permanente di un museo."
 Attualmente è opinione diffusa che il numero di coloro che si interessano all'arte contemporanea sia sempre più esiguo proprio
per la grande varietà di forme d'arte visiva che esistono e per la difficoltà di comprensione del linguaggio, sempre più specialistico ed oscuro. Mai come negli ultimi cinquant'anni, infatti, si è assistito ad un aumento nei vari paesi di musei specializzati non solo nella tutela e conservazione, ma anche nella promozione di una sola corrente artistica, diventando così un luogo di formazione del gusto. Inoltre hanno acquisito sempre maggiore importanza le esposizioni sia istituzionali come la Biennale di Venezia, la Biennale di Whitney, la Documenta di Kassel, sia quelle di secondaria importanza, organizzate in forma di mostre collettive che hanno comunque avuto un ruolo importante come mezzo promozionale nei confronti di nuove tendenze. Questo non è un fenomeno nuovo, se si pensa che già ai tempi dei Salon Parigini si affiancarono gli "Anti Salon" che, nei primi decenni del secolo scorso, videro come protagonisti per primi gli impressionisti e in seguito i rappresentanti di tutti i movimenti d'avanguardia. Parallelamente anche il mondo della critica si è esteso; ogni movimento allora aveva il suo teorico che supportava gli artisti e ne spiegava l'operato. Questa pratica si è andata sempre più diffondendo e mai come negli ultimi anni sono state pubblicate monografie di artisti, cataloghi, riviste e libri d'arte che, usando linguaggi più o meno specifici, hanno potuto accostarsi a diverse fasce di pubblico. Un critico come l'americano Harold Rosenberg ha potuto così affermare che: "un quadro o una scultura contemporanei sono una specie di centauro, fatto per metà di materiali artistici e per metà di parole."  Da ciò si evince che il lavoro di un critico in veste di guida carismatica per le nuove tendenze, di scopritore di giovani artisti o di opinion leader, condiviso da galleristi privati disposti a rischiare del denaro per le loro scelte, assume un ruolo di grande importanza e di responsabilità nei confronti di ciò che succede o succederà nel mondo dell'arte. Oltre all'artista e al teorico del movimento o tendenza al quale appartiene, vi sono altre figure che svolgono il loro ruolo nella valorizzazione dell'opera d'arte. Alcune di queste sono abbastanza antiche, come il gallerista privato che ha costruito la propria fortuna lanciando nuovi talenti. Oggi, rispetto al passato, vi è un proliferare di gallerie specializzate che seguono una tendenza e si rivolgono a specifici segmenti di mercato. Attualmente si riscontra una grande differenza fra gallerista e mercante: il primo promuove l'opera dell'artista sostenendolo economicamente con la pubblicazione di cataloghi, con la presentazione al pubblico, offrendogli una sede espositiva, facendo in modo che questi partecipi alle mostre nazionali e internazionali, intrattenendo i rapporti con la stampa, costruendo una rete di collezionisti; il gallerista è colui che si adopera in tutti i modi per costruire un curriculum denso, per quanto è possibile, di mostre pubbliche. Il mercante, invece tratta quelle opere d'arte che riscuotono più successo e di cui il mercato fa richiesta. Il mercato si svolge oggi attraverso le fiere d'arte come quella di Basilea, di Colonia, che sono le più importanti, e di  Artefiera di Bologna.
Altra figura è quella del cosiddetto "attrattore inteso come personaggio dalla forte personalità, capace di dar corpo a nuove tendenze, sia esso scrittore, filosofo, artista, teorico, gallerista. Questi personaggi hanno avuto la capacità di attrarre intorno a sé gli artisti, di unificarli in un gruppo e sostenerli finanziariamente."   Si pensi a questo proposito a Peggy Guggenheim, che nel 1942 aprì il suo museo - galleria  Art of This Century a New York, dove mostrò la sua collezione d'arte cubista, astratta e surrealista. Ella organizzò anche mostre temporanee di importanti artisti europei; e di diversi artisti americani allora sconosciuti, fra i quali anche Jackson Pollock, che insieme ad altri artisti diede vita al movimento chiamato espressionismo astratto, del quale il surrealismo fu una delle fonti maggiori. Così Peggy Guggenheim, moglie dell'artista surrealista Max Ernst, ebbe il ruolo di intermediario di vitale importanza per l'affermazione del primo movimento artistico americano di importanza internazionale .   Si pensi anche al critico dei nostri giorni Achille Bonito Oliva che ha teorizzato la transavanguardia , o al volitivo Leo Castelli che con la sua galleria a New York, insieme a quella della moglie Ileana Sonnabend, ha fatto conoscere al mondo la Pop Art americana , fino ai galleristi italiani Giorgio Marconi di Milano, Fabio Sargentini di Roma.
Spesso anche i collezionisti sono personaggi in grado di conferire credibilità all'opera d'arte in loro possesso ed ai loro autori; si pensi, ad esempio, ai coniugi americani Scull, all'inglese Charles Saatchi e all'italiano Giuseppe Panza di Biumo, che ultimamente ha donato al FAI  lo stabile in cui aveva custodito la sua immensa collezione, mentre ha venduto all'estero una collezione d'arte contemporanea di inestimabile valore, senza che lo Stato Italiano avesse mostrato alcun interesse.

2. LA GALLERIA PRIVATA NEL SISTEMA DELL'ARTE

I GRANDI MERCANTI D'ARTE DEL PASSATO
L'invenzione del mercato d'arte e di tutto ciò che gli ruota intorno si deve a dei personaggi singolarissimi, i "gloriosi mercanti"11, come li definisce uno di loro, Daniel Wildenstein, che con il loro stile, la loro oratoria e il loro denaro hanno imposto sul mercato tutti i grandi artisti dalla seconda metà dell'800 in poi.
Paul Durand-Ruel, morto nel 1922, è da considerarsi un pioniere, infatti, egli organizzò  nel 1874 la prima esposizione impressionista nello studio del fotografo Nadar a Parigi. Kahnweiler era un ebreo tedesco di Mannheim, grande amante dell'arte e della Francia, oltre che abilissimo mercante. Si appassionò alla pittura di Picasso che fu "scoperto" proprio da lui. Durante la guerra, Kahnweiler, cittadino tedesco, aveva dovuto lasciare la Francia che amava tanto per la Svizzera. Dopo la guerra, la Francia l'avrebbe privato di tutti i suoi quadri.
Ambrosie Vollard veniva dall'isola della Reunion. Intorno al 1880 era giunto in Francia, a tasche vuote; aveva lavorato come impiegato presso alcuni mercanti d'arte e risparmiato tanto da poter comprare i quadri dei pittori che ammirava di più: da Renoir a Cèzanne, che a quel tempo curiosamente erano i meno costosi. Egli coltivava anche la passione per i libri e le belle edizioni, aveva un occhio eccezionale. Da un inventario del 1923 risulta che possedeva circa tremila dipinti fra i migliori allora esistenti.Georges Rouault dipingeva per lui percependo un mensile.
Vollard fu amico e mercante di Picasso, comprò i modelli in creta delle sue sculture del 1902 e le fece realizzare in bronzo; nel 1906 comprò tutti i dipinti del periodo rosa per permettere al pittore di mantenersi in un periodo economicamente difficile. Pubblicò la famosa "Suite Vollard", una raccolta di 100 incisioni realizzate tra il 1930 e il 1937, che costituiscono un capolavoro dell'arte grafica.
Era notoriamente tirchio, ma avrebbe fatto qualsiasi cosa per i suoi pittori, li amava, li sosteneva, li stimava e li difendeva a qualsiasi costo.
IL SISTEMA DELL'ARTE NEL XX SECOLO
"Nella seconda metà del XX la globalizzazione segna la produzione dell'arte contemporanea e la sua circolazione internazionale, determinando l'egemonia di tendenze e movimenti della ricerca sperimentale delle neo-avanguardie. Nasce il Sistema dell'arte, una catena solidale di funzioni interagenti tra loro, corrispondenti ai soggetti, ognuno portatore di una propria professionalità.
L'artista crea, il critico analizza, il gallerista espone, il collezionista tesaurizza, il museo storicizza, il mass-medium celebra e il pubblico contempla. In tal modo, produzione, circolazione e consumo trovano nel Sistema dell'arte il loro naturale contesto, che determina un valore aggiunto, un plus-valore dell'opera, il passaggio a uno statuto accertato economicamente e culturalmente. Tale sistema, dopo l'equilibrio degli anni '50, ha vissuto l'egemonia della galleria negli anni '60, della critica negli anni '70, del collezionismo negli anni '80 e del museo nell'ultimo decennio del secolo."

SITUAZIONE ATTUALE IN ITALIA
In un articolo, dal titolo In Italia la fantasia non basta, pubblicato sul "Corriere della sera" del settembre 1976, si legge che la situazione italiana riguardo le iniziative culturali riferite all'arte contemporanea è anomala perché  "a strutture pubbliche irrisorie è corrisposta l'iniziativa privata più attiva di tutto il mondo occidentale; come al solito, in Italia alle carenze sociali supplisce la fantasia e lo spirito di iniziativa dei singoli. L'Italia ha un tessuto di microstrutture che non ha riscontro in nessun altro paese del mondo." La presenza di svariate gallerie ha garantito, pertanto, una pluralità di approcci  nella ricerca di nuovi artisti, attraverso l'iniziativa personale ed economica di alcuni operatori.
Esistono gallerie storiche che lavorano da trenta quarant'anni, che  hanno accolto grandi tendenze e hanno determinato l'evoluzione della ricerca artistica in Italia, come la Stein di Torino ora con sede anche a Milano, che ha documentato l'arte povera; la Mazzoli di Modena, che ha documentato la transavanguardia; la Fontana di Milano, che ha documentato l'arte concettuale americana. Ci sono gallerie giovani che operano da circa dieci anni sul mercato, che  non seguono solo una tendenza ma guardano alla qualità. Infine, ci sono le gallerie che vivono e operano in un contesto difficile come il sud della nostra penisola e che cercano di portare avanti il lavoro con grandi sacrifici; esse sono penalizzate da una crisi generalizzata e dalla mancanza  di espansione della ricerca artistica.
Ma cosa significa per una galleria operare al Sud?
Le gallerie in ogni contesto sono da considerarsi degli intermediari,non solo finanziari ma anche culturali, che pure in situazioni difficili hanno stimolato il gusto e il collezionismo che comunque esiste in provincia, benchè in misura esigua e sommersa.
COME SI E' ARTISTI E INTERMEDIARI DELL'ARTE NEL SUD ITALIA
Per sud non si intende soltanto la dimensione geografica di ogni paese, generalmente lontano dalle condizioni di sviluppo industriale.
Per Bonito Oliva "il Sud è il luogo simbolico della creazione artistica ,dove l'individuo esprime in maniera solitaria e artigianale la propria fantasia; il Sud spesso costituisce la geografia di partenza di artisti che ,senza perdere la ricchezza della propria memoria culturale ,si sono spostati altrove affermando a livello nazionale e internazionale il proprio talento.
L'Italia è una realtà storicamente multi municipale che specie nel corso del  XX secolo ha partecipato attivamente all'affermazione di una sua identità culturale, pensiamo al Futurismo, alla Metafisica, al Novecento, all'Informale e alla Transavanguardia, ed esprime ancora oggi una ricchezza di motivi confermanti il principio della differenza e dell'individualità cercando di affermare una sua identità mediterranea senza mai affidarsi alla politica di stato. "
In Italia, paese ricco di storia dell'arte e memoria culturale, l'abbondanza di opere storiche porta le istituzioni politiche e l'opinione pubblica a considerare l'arte come una produzione naturalmente sovrabbondante e riproducibile all'infinito. Di qui l'incuria per il patrimonio artistico e lo scetticismo verso l'arte contemporanea. L'artista contemporaneo diventa così l'emblema del "l'essere meridionale", cittadino della condizione solitaria dell'individuo rispetto alla realtà politica di un paese. E' per questo che l'arte in Italia abita nel Sud del paese ,intendendo con questo una dimensione antropologica dove l'artista non è mai garantito da un collezionismo di stato o da una politica museografica.
A maggior ragione,se l'arte contemporanea,per le sue difficoltà di essere compresa, occupa il "Sud" di ogni paese,in Italia rappresenta una specie di "meridione morale", lasciato al suo destino ed all'iniziativa puramente individuale.
E' proprio nel quadro di queste iniziative  che si inserisce l'attività delle gallerie baresi alle quali sin dagli anni '70 restò affidato il peso di fare informazione, di produrre cultura ,di tessere la trama del gusto, ma con non pochi problemi,come afferma Pietro Marino nella presentazione di Album di famiglia.
Primo fra tutti i problemi,allora e ancora oggi, il grande mercato settentrionale ed europeo di fronte al quale si soccombe se non si hanno adeguate capacità professionali, ma anche mezzi finanziari e merce di scambio.
Ecco perché accanto a gruppi di "tendenza"le gallerie baresi cominciano ad interessarsi ad artisti che operano sul territorio.
Dal 1986 la situazione delle gallerie baresi è cambiata in peggio; delle gallerie presenti in Album di famiglia poche sopravvivono mentre altre, sebbene interessanti dal punto di vista delle proposte culturali,sono sparite. Intanto l'interesse e le iniziative nei confronti dell'arte contemporanea di casa nostra e non, si spostano in provincia dove trovano forme  e diffusione diverse.
GALLERISTI IN TERRA DI BARI
Nel dopoguerra a Bari non esisteva un sistema privato di diffusione dell'arte; questo nacque verso gli anni '50 con il boom economico. A partire dal 1951, in occasione del "Maggio di Bari", si organizzava la Biennale d'Arte di Bari, mostra di pittura a livello nazionale che vide la sua ultima edizione nel 1966.
Così il sistema privato della diffusione dell'arte cominciò a muovere i primi passi, fra non poche difficoltà, quali un pubblico poco aperto alle novità, un collezionismo appena nascente e nessuna esperienza di management professionale. Nonostante tutto, rimase alle gallerie private il compito di tessere le trame del gusto. Nel 1976 nacque l'Expo Arte, in un paese vivace dal punto di vista delle potenzialità imprenditoriali, che guardava all'arte come una nuova forma di investimento. "Con Expo Arte, nata come una delle rassegne della Fiera del Levante, ci si proponeva di attivare un doppio canale di flussi. Il primo più vistosamente commerciale, così come spetta a una fiera, il secondo culturale, più legato alla circolazione dell'arte contemporanea in un'area fino ad allora del tutto periferica. Alla sua prima edizione, l'Expo Arte poteva contare su oltre settanta gallerie nazionali ed internazionali, su un segretario nella figura di Pietro Marino e soprattutto su di una commissione esaminatrice composta da critici, artisti, galleristi. Una fiera delle idee quindi, da sottoporre al confronto internazionale in tutta l'area del Mediterraneo. Si presentava arricchita di rassegne corollario che sostenevano il mercato con un informazione qualitativa. La decadenza della rassegna cominciò negli anni '80, quando la doppia opportunità di rapportare il momento commerciale alla riflessione culturale venne lentamente disatteso." In questo periodo crebbe l'interesse, da parte delle gallerie baresi, nei confronti degli artisti pugliesi, che nel frattempo crescevano in numero e qualità. Questi, anche se caratterizzati, come osserva il critico Pietro Marino, da un "individualismo di fondo, appena corretto dal costituirsi di gruppi e gruppuscoli uniti più da interessi competitivi che da programmi comuni, in separazione sospettosa e talvolta rissosa", manifestavano nel loro modo di fare arte la volontà di aderire al proprio genius loci, ai concreti luoghi mentali ed esistenziali, rapportandosi comunque alla mobilità dei codici culturali contemporanei.
In questo contesto nel 1986 si tenne una mostra intitolata Bari anni ottanta nella "sempreverde" Pinacoteca provinciale che, come afferma Clara Gelao, ha cercato di sopperire, pur fra mille difficoltà, alla mancanza di spazi espositivi per l'arte contemporanea. Questa mostra presentava il catalogo intitolato Album di famiglia  e costituiva il primo tentativo, in assenza di qualsiasi intervento pubblico, da parte delle gallerie baresi, di unirsi per presentare cinquantatrè artisti di origine pugliese, di diverse generazioni e tendenze.
Scorrendo le pagine del catalogo Album di famiglia mi sono chiesta come mai tante gallerie che operavano allora a Bari, circa 30, oggi non ci siano più, mentre altre sopravvivono o hanno spostato la loro sede espositiva? E gli artisti di allora quale percorso hanno fatto nel frattempo? Com'è cambiato oggi il modo di sostenere, esporre e commercializzare l'arte? Ho cercato di darmi delle risposte documentandomi, visitando e intervistando in modo informale gli operatori culturali che sono stati i protagonisti di quella iniziativa particolare e che fino ad oggi hanno mantenuto il loro ruolo di "intermediari non solo finanziari, ma anche culturali." Le gallerie baresi, infatti, hanno operato e operano in un contesto difficile, sia in termini geografici, che vede da sempre il Sud Italia penalizzato rispetto al Nord della nostra penisola, sia in termini culturali nell'era della globalizzazione che, "dagli anni '80 in poi, ha visto il monopolio dei grandi musei di arte contemporanea che, per sopperire alla crisi economica, hanno costituito una specie di alleanza nell'organizzazione di esposizioni sia storiche, che di giovani artisti."

3. GALLERIA LA PANCHETTA
Il dottor Arrigo Atti è stato molto gentile a fissarmi un appuntamento subito dopo la mia richiesta telefonica.
Arrivo puntuale alle ore 12 in galleria, situata in Corso Cavour, n. 24. Atti è molto disponibile, mi racconta che la galleria si trova nella stessa sede dal '63; è una delle gallerie più antiche di Bari, seconda solo alla Vernice di Piazza Massari. Atti è laureato in legge e non ha mai esercitato la professione forense, ma si è occupato di attività di import export, come tutti gli esponenti della sua famiglia.
Ha però coltivato degli hobbies che lo hanno appassionato; nel 1948 si occupa di teatro e gira due cortometraggi a Roma e in seguito si dedica soprattutto all'arte che è la vera passione della sua vita. Egli apre la sua galleria nel 1963, nell'elegante palazzo di famiglia  a due passi dal Petruzzelli e dalla Banca d'Italia, in un periodo di grandi fermenti culturali per la città di Bari. Fin dall'inizio dell'attività di gallerista il suo "obiettivo è stato quello di presentare il maggior numero di artisti che a Bari non avevano mai esposto, scegliendoli in base alla serietà del loro impegno, indipendentemente dalle tendenze o movimenti ai quali appartenessero. Di qui una grande varietà di maniere e di provenienze, varietà che ha come linea unificante la qualità delle opere", come egli stesso racconta nella presentazione della sua galleria in Album di famiglia. In quell'occasione Atti presentava "quattro artisti operanti a Bari, Domenico Ventrella, Mario Lovri, Michele Damiani e Paola Marinelli, tanto diversi tra loro, ma con un elemento in comune: la traccia della memoria filtrata e rappresentata secondo la loro individualità."
Atti mi regala un piccolo libro pubblicato in occasione del trentennale della galleria e scorrendo l'elenco dei titoli delle mostre dal '63 ad oggi (quelli dal '93 in poi li abbiamo scritti insieme a mano), ci si rende conto di una "continuità e puntualità di presenze all'insegna di una coerente dignità, mentre intorno la cultura artistica della città procedeva tra sobbalzi e sussulti."
Il testo dell'introduzione si sofferma sulla sparizione della Biennale di Bari nel '66, sui dieci anni di silenzio che seguirono da parte degli enti pubblici, per poi approdare all' Expo Arte, mostra mercato sotto l'egida della Fiera del Levante alla quale Atti partecipò con fervore, anche come rappresentante del sindacato dei galleristi di Bari, almeno finchè le divisioni non prevalsero, sulle ragioni dell'unità che egli civilmente rappresentava. La galleria La Panchetta ha esordito con un importante mostra dedicata ad Umberto Mastroianni e Giuseppe Santomaso nel febbraio 1963.
Ogni anno ha presentato cinque o sei mostre, alcune di artisti di fama internazionale come Jean Fautrier, i quattro del gruppo COBRA: Alechinsky, Appel, Corneille e Jorn o degli Espressionisti Tedeschi; non sono mancate mostre importanti di grafica come quelle di Matta e Music.
Leggendo ancora l'elenco, si notano nomi importanti anche dei presentatori delle mostre, come Mario de Micheli, Giulio Carlo Argan, Renato Guttuso e Giuseppe Appella, quest'ultimo presente più volte.
Molti artisti hanno esposto più volte nella galleria, come Domenico Ventrella o Andrea Volo, pittore siciliano affermatosi in campo nazionale, residente a Roma; Volo ha esposto per la prima volta alla Panchetta nel '75.
Particolare attenzione Atti ha dedicato agli illustratori come Lele Luzzati, che è stato ospitato più volte, o come la giovane Anna Laura Cantone, illustratrice dei libri di Rodari, che ha esposto nel dicembre 2001, o Irina Hale, autrice di storie e di immagini e dal cui lavoro è derivato il "Teatro d'ombra". Un genere al quale il gallerista non si è mai accostato è la fotografia.
Gli chiedo cosa pensa del nuovo modo di esporre le opere d'arte nei luoghi pubblici, come bar o discoteche; Atti mi risponde che i tempi cambiano e così anche le politiche espositive e che, da uomo da sempre calato nel contemporaneo, è d'accordo sul fatto che l'arte sia ammirata da più gente possibile. E' questo lo spirito di Atti, lo stesso di quarant'anni fa che lo spinse, oltre che per passione, a fare un lavoro di "educazione" del gusto della gente e di giovani artisti che, grazie a lui e a pochi altri galleristi, poterono confrontarsi con opere d'arte di tendenze diverse, dall'astrattismo all'informale, che mai sarebbero giunte a Bari se non attraverso l'intermediazione delle gallerie private, che tanto hanno fatto in campo di informazione, sostituendosi all'ente pubblico da sempre assente.
Un ritratto abbastanza fedele del modo di fare di questo discreto ed elegante signore si ritrova nelle parole di una divertente poesia che l'artista Arnoldo Ciarrocchi, più volte ospitato da Atti, ha scritto per lui e che si intitola: LA PANCHETTA

Sono alla Panchetta
suggerisco ad Arrigo Atti una insegna:
"chi si siede è perduto".
Da cinque olimpiadi prometto ad Arrigo Atti
di dipingere paesaggi di Puglia,
non ci riesco.

Entra in galleria un gentiluomo
non allegro per niente
si direbbe in visita di condoglianza.
Si ferma davanti ad ogni dipinto dodici
secondi esattamente
calcolo che per leggere tutta la mostra
gli ci vorrà poco più di mezz'ora.
Sospetto che si distragga pensando ai seni
di una bella donna.

Infine indica un paesaggio
dice: vorrei comprare questo.
 E' molto caro, gli dice Don Arrigo.
Pensa che quel gentiluomo possa dire:
ma lei è un ladro.

Ci pensi, gli dice ancora, ci rifletta.
Potrebbe domani avere un'altra idea,
farsi di questo dipinto un altro giudizio.
Torni magari domani con la signora…

E raffrontavo il comportamento di Don Arrigo
a quello di altri mercanti che come entra
un gentiluomo in galleria spargono
sul piancito gocce di vischio per uccellarlo.                     Arnoldo Ciarrocchi

ELENCO DELLE MOSTRE


1963, febbraio     Umberto Mastroianni e Giuseppe Santomaso

1964, gennaio      Acqueforti della Scuola di Parigi
    
1965,  aprile         Espressionisti Tedeschi
                             presentazione di Mario De Micheli

1966, aprile          Mario Sironi

1967, novembre   Francesco Casorati

1968, marzo         Mino Maccari

1969, dicembre    Collettiva: Baj, De Chirico, Fontana, Scanavino,
                              …

1970, ottobre        Grafica del Novecento
                              presentazione di Renzo Modesti

1971, maggio       Collettiva: Guttuso, Pirandello, Ligabue, Sironi,                        
                              …

1972, dicembre    Andrè Masson
                             presentazione di Carlo Munari

1973, marzo        Dieci anni dopo
                            presentazione di Giorgio Saponaro

1974, aprile         Collettiva di disegni e grafica: Adami, Campigli,                                 
                            Capogrossi, Del pezzo, Guttuso, Dalì, Picasso, …

1975, gennaio     Victor Vasarely

1976, aprile         Leon Gischia

1977, febbraio     Fortunato Depero

1978, ottobre       Jean-Michel Folon

1979, marzo         Fausto Pirandello


1980, febbraio     Collettiva di disegni: V. Brauner, G. Dottori,                                                                                 
                            G. Manzù, A.Pomodoro, G. Severini, …

1981, aprile          Libri d'arte

1982, ottobre        I 4 del Cobra
                             presentazione di Maurizio Bonicatti

1983, ottobre       Carla Accardi
                            presentazione di Giovanna Dalla Chiesa

1984, febbraio     Piero Dorazio    
                            presentazione di Giuseppe Appella

1985, settembre   Fotografia architettonica e sviluppo della città
                             1850-1914

1986, ottobre       Hannah Hoch

1987, maggio       Pedro Cano, Giosetta Fioroni, Ruggero Savinio

1988, novembre    Jean Fautrier
                              presentazione di Giuseppe Appella


1989, febbraio      Piero Guccione
                              presentazione di Leonardo Sciascia, Giorgio          
                              Soavi, Giovanni Carandente

1990, febbraio      Raffaele Spizzico
                              presentazione di Giorgio Saponaro

1991, aprile          Emanuele Luzzati
                              presentazione di Paola Pallottino

1992, febbraio      Henry Goetz
                              presentazione di Francis Picabia

1993, febbraio      Lorenzo Bruno

1994, ottobre        Assadour

1995, maggio       Michele Damiani

1996, maggio       Tommaso Cascella

1997, dicembre    Fausto Melotti

1998, maggio       Mino Maccari
 
1999, novembre   Emanuele Luzzati

2000, novembre   Irina Hale

2001, dicembre    Anna Laura Cantone

2002, ottobre       Nato Frascà


4. GALLERIA BONOMO
Mi sono recata più volte alla galleria Bonomo in via Niccolò dell'Arca n.62, dove sono stata accolta da Marilena Bonomo e Silvana Paparella che, con grande gentilezza e disponibilità, mi hanno raccontato la storia della galleria mostrandomi gli archivi e le foto di ogni mostra. Basta scorrere i nomi degli artisti della prima mostra per capire quale "occhio" e "fortuna"  deve aver avuto Marilena Bonomo nel fare la sua scelta. Nel dicembre 1971 presenta: Barry, Bochner, Buren, Darboven, Dibbets, Fabro, Huebler, LeWitt, Paolini, Ryman e Weiner. Essi allora erano tutti artisti  giovani, intorno ai 30/35 anni e, sebbene non proprio sconosciuti - alcuni, infatti, erano già teorici del movimento concettuale -  non ancora noti a livello internazionale, come sarebbe successo in seguito. Per la prima volta giungevano a Bari opere di questi artisti, per la maggior parte americani, e per la prima volta i giovani studenti pugliesi, che sarebbero divenuti a loro volta artisti, avevano la possibilità di guardare dal vero opere viste finora solo sulle riviste o libri d'arte.
In questo senso si può dire che Marilena Bonomo abbia influito, in maniera nuova e pionieristica, sul gusto artistico di allora.Era il tempo dell'arte minimalista, definita recentemente, dal critico d'arte Edward Strickland, "cool, understated, sophisticated"; si pensi per esempio alle forme preferite dagli artisti minimalisti: il quadrato e il cerchio, prediletti da Ad Reinhard.
In seguito, artisti come Robert Ryman (1930), Mel Bochner (1940), Richard Tuttle (1941), non avendo accettato con entusiasmo l'etichetta di artisti minimalisti, caldeggiarono la definizione di arte concettuale che venne da due scritti sintetici, ma fondamentali, di Sol LeWitt: Paragraphs on Conceptual Art del 1967 e Sentences on Conceptual Art del 1969. Anche Joseph Kosuth (1945), allievo attivissimo della School of Visual Arts di New York ed esponente paradigmatico del concettualismo con il suo Arts language del 1970, espone alla galleria Bonomo nel 1972, insieme ad altri artisti che avevano smesso di dipingere come Lawrence Weiner, Robert Barry o Douglas Huebler e che si erano liberati dalle responsabilità dell'esecuzione dell'oggetto una volta stabilite le regole che avrebbero presieduto il suo compimento. Si pensi alle opere su muro di Sol LeWitt, i famosi Wall Drawings, eseguiti dai suoi assistenti su suo progetto,o alle sculture di cui l'artista disegna la pianta ponendo dei numeri in ogni regione disegnata che ne indicano l'altezza, per cui l'artista non sa esattamente come sarà l'opera al suo termine, ma fornisce le istruzione che verranno eseguite dagli assistenti.
Dal 1971 molti di questi artisti a livello internazionale torneranno più volte ad esporre alla galleria Bonomo, diventando "di casa" come Sol LeWitt, David Tremlett, Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Pat Ster. Accanto alle mostre di questi artisti, ormai noti in tutto il mondo, si annoverano quelle di artisti pugliesi della "scuderia Bonomo", quali: Paolo Lunanova, Michele Zaza, Biagio Caldarelli, Luigi Giandonato, Franco Dellerba, che hanno formato il gruppo sostenuto dalla galleria e presentato in occasione della mostra Bari anni '80 del 1986. MOSTRE E AVVENIMENTI IMPORTANTI
La galleria Bonomo è tuttora nella medesima sede di Bari, ma nel tempo si è estesa in altri spazi. A Spoleto, in una torre medievale, dal 1976 al 1998 una volta l'anno, è stata allestita una mostra monografica. Gli artisti che hanno esposto nella sede spoletina sono: Richard Nonas, Sol LeWitt, Giulio Paolini, Richard Tuttle, Jannis Kounellis, Nicola De Maria, Tullio De Gennaro, Osvaldo Licini.
Durante questi anni si sono avvicendati nella galleria Bonomo molti artisti nuovi per l'Italia e per l'Europa; alcuni dei quali risiedono e lavorano a Bari.
Opere provenienti dalla galleria Bonomo sono state collocate in sedi prestigiose: musei, banche, parchi, collezioni pubbliche e private. Tra queste la collezione Panza di Biumo di Varese, la Fondazione Deste di Atene, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, il Museo di Arte Moderna di New York, il Centre G. Pompidou di Parigi.
Nel 1979, in collaborazione con la famosa galleria Lucio Amelio di Napoli, nasce la Rassegna della Nuova Creatività nel Mezzogiorno  sostenuta dall'esigenza e dalla volontà di verificare e promuovere la produzione dei giovani artisti meridionali, impegnati nella definizione di una nuova e libera espressione artistica.
La ricerca ha avuto un carattere interdisciplinare, spaziando dall'arte visiva alle esperienze teatrali, dalla musica alla letteratura, dal cinema alla fotografia, allo scopo di rilevare i vari aspetti delle nuove realtà culturali. L'obiettivo della Rassegna è stato quello di proporsi come catalizzatore per una continua proliferazione della creatività individuale e per la sua diffusione in un ambito sociale sempre più partecipe dei momenti estetici. Le manifestazioni  sono state realizzate nell'arco di un intero anno in varie città del Meridione, usando di volta in volta spazi diversi.
Nel 1981 Marilena Bonomo fu invitata a Ginevra al Centre d'Art Contemporain ad allestire una mostra antologica in cui veniva ricostruita la storia culturale dei suoi primi dieci anni di attività, rappresentata da opere di grande prestigio.
Attività editoriali, happenings, spettacoli di danza, musica e teatro, installazioni d'arte d'ambiente e concerti d'avanguardia, mostre di arte antica indiana, giapponese ed africana, si sono alternati alle mostre d'arte.
Nella primavera dell'86, a compimento di una lunga e appassionata ricerca nel campo della scultura per interni, è stata presentata la mostra "Sculture da camera", una raccolta di quarantanove opere di altrettanti artisti contemporanei, noti a livello internazionale. La mostra ha viaggiato toccando alcuni Musei di città europee come Utrech, Ginevra, Atene, Berlino ed americane come Los Angeles. "Questa iniziativa è stata sostenuta dalla
Regione Puglia, che ha ritenuto di favorire una più ampia circolazione della mostra in varie città d'Italia e all'estero, in considerazione del valore intrinseco della mostra, che documenta originali ed affascinanti linee di ricerca nel campo della produzione artistica, sia per lo scambio di esperienze e confronti che essa può facilitare tra artisti di indiscusso prestigio a livello internazionale.
La Puglia conferma così, la sua naturale vocazione di laboratorio di ricerca e di ponte tra culture diverse. Per questo obiettivo un particolare significato assume la presenza di artisti pugliesi che esprime l'universalità dei linguaggi nel campo dell'arte." Nel '98 Marilena Bonomo fu incaricata da Giuseppe Tatarella, allora Assessore alla Cultura del Comune di Bari, di allestire una mostra, mai prima concepita, che rappresentasse il panorama artistico della Regione. La mostra dal titolo "Arena Puglia" comprendeva oltre centosettanta artisti tra pittori, scultori e fotografi. E' stato un tentativo di unificare gli artisti residenti nella regione con quelli che se ne erano allontanati trovando riconoscimenti altrove.
L'anno seguente nel 1999, Marilena Bonomo ha curato la mostra "Felici Coincidenze" sempre per l'Assessorato alla Cultura di Bari.

ARTISTI "DI CASA"  ALLA GALLERIA BONOMO

SOL LEWITT
Leggendo l'elenco delle mostre della galleria Bonomo dal 1971 ad oggi, ci si rende conto che alcuni artisti hanno esposto più volte, come il noto esponente americano della "Conceptual art", Sol LeWitt.
Egli è uno tra i più famosi artisti americani contemporanei dell'area minimalista ed è considerato uno dei fondatori del concettualismo; seguito dalla galleria fin dal 1971 con grande attenzione egli si ripropone nell'ottobre del 2000 con una serie di grandi "Gouaches", enormi tele su cartoncino dipinte con i quattro colori fondamentali della pittura, utilizzati a turno come base del quadro stesso, o miscelati tra loro per dare vita ad altri accostamenti. Al contrario delle astrazioni colorate ed energiche di Mondrian, le sommesse geometrie dei minimalisti non si prestavano ad alcuna interpretazione.
Secondo Sol LeWitt, quel che conta non è l'oggetto d'arte, ma la sua idea, infatti, nei suoi Paragrafi dell'Arte Concettuale afferma che "quando l'artista usa la forma concettuale vuol dire che tutte le decisioni importanti vengono prese durante la progettazione, l'esecuzione è una pura formalità. E' l'idea, la macchina che fa l'arte."
Tuttavia Sol LeWitt non è mai stato un'artista ossessionato dalla coerenza ideologica; già nel 1967, momento in cui aveva raggiunto la celebrità per il suo radicale concettualismo, aveva confessato che le sue "idee" erano soggette a cambiamento, via via che cambiavano le sue esperienze di vita. Per questo la grande mostra retrospettiva della sua carriera, promossa dal Museo di Arte Moderna di San Francisco e presentata nel dicembre 2000 al Whitney Museum di New York, ha costituito una sfida per la varietà delle opere ed è stata definita dal New York Times "la migliore mostra in tanti anni dedicata ad un artista contemporaneo."
La rassegna copre la sua intera carriera, cominciando dai disegni tratti dai più famosi capolavori di Piero della Francesca, Botticelli e Manet, eseguiti a vent'anni durante il suo primo viaggio in Europa. Ma l'attenzione è decisamente puntata sulle opere dell'ultimo quarto di secolo, passato quasi interamente a Spoleto, dove l'artista si recò per la prima volta nel 1971, ospite di Marilena Bonomo, per poi decidere di viverci con la famiglia, una famiglia che non è solo formata dai Le Witt, ma che comprende anche una schiera di assistenti, galleristi, collezionisti, critici, direttori di musei che giungono periodicamente a  Spoleto da tutte le parti del mondo. Per Sol LeWitt scultura e architettura sono un tutt'uno. A comprovare il suo interesse per l'architettura ci sono le immagini della cupola di Brunelleschi, delle piramidi egizie o di chiese romaniche appese alle pareti del suo studio.
Vari artisti e critici fanno notare che, insieme a Rauschenberg, Jasper Johns, Andy Warhol e Roy Lichtenstein, LeWitt appartiene ad una generazione che ha profondamente inciso sul corso dell'arte contemporanea.
Per Achille Bonito Oliva, infatti, "LeWitt insieme a Warhol, è un artista tipicamente americano, portatore di un'arte capace di produrre differenze mediante la creazione di forme che utilizzano standardizzazione, oggettività e neutralità in maniera fertile, cioè capace di filtrare nell'immaginario di una società di massa, pervasa dal primato della tecnica e da questa svuotata di soggettività.
Ma questo svuotamento non è visto come una perdita; paradossalmente Le Witt recupera la laboriosità della bottega rinascimentale, dove un gruppo di collaboratori partecipavano all'esecuzione dell'opera. Il tono dei colori alle pareti ricorda molto gli affreschi dei grandi artisti italiani del passato.
Qui non abbiamo figure, ma cubi, piramidi ed altre forme geometriche, che costituiscono il figurativo della nostra epoca, abitata dalla tecnologia tesa alla smaterializzazione ed alla astrazione dei corpi. Ma l'arte tende invece a rendere evidenti le forme, a dare corpo anche alla geometria. Infatti, le forme di LeWitt, bidimensionali o tridimensionali, sono sempre concrete realtà linguistiche, affermazioni di un ordine mentale mai repressivo e chiuso ma germinante ed imprevedibile." Sol LeWitt usa molto anche la fotografia per documentare il suo lavoro, questo materiale viene raccolto in cataloghi e libri bellissimi, dato il suo particolare talento per la stampa. Egli è inoltre collezionista, possiede, infatti, una delle più ampie collezioni di opere dei suoi contemporanei, opere di artisti amici, con cui ha fatto degli scambi e di artisti giovani quasi sconosciuti, ai cui lavori LeWitt ha offerto la sua attenzione. Egli possiede opere di tutti gli artisti che collaborano con la galleria Bonomo ed è stato proprio lui, dall'America, a consigliare a Marilena Bonomo di organizzare nel 1991 una mostra dell'allora poco conosciuto Mario Giacomelli, del quale egli aveva già acquistato delle opere.
La collezione di Sol LeWitt è ora esposta al Museo di Hartford nel Connecticut ed è destinata ad ampliarsi nel tempo.

"Con tutti i riconoscimenti che lui ha ricevuto la gente ancora non percepisce quanto importante egli sia, Sol è all'arte ciò che Bach è alla musica"
                                                                                                                                               Adrian Piper  1999

"Sol è stato il più grande esempio di un artista capace di essere in movimento pur rimanendo al cento per cento fedele a se stesso"
                                                                                                                                               Chuck Close  1999

DAVID TREMLETT
Un altro artista famoso, tra quelli che hanno esposto con ritmo regolare alla galleria Bonomo, è David Tremlett.
La sua prima mostra a Bari risale al 1974 e fu proprio la galleria Bonomo a presentarlo in Italia. Da allora Tremlett ha esposto per ben nove volte, fino all'ultima mostra personale dell'ottobre 2002, che comprende wall drawings e gouaches.
Sull'invito si legge la frase "but where is Bari?", citazione ironica delle domande che probabilmente molti dei suoi amici gli hanno rivolto quando, verso la fine degli anni '70, Bari appariva come tappa strana tra le tante importanti di questo artista nomade.
L'allora giovanissimo Tremlett girava il mondo in bicicletta o a piedi. Il ricordo di questi viaggi si ritrova nei lavori con cui si sarebbe presentato a Bari per la prima volta.
 Formelle, graffiti simili a disegni primitivi, erano tracce di sentieri, di cespugli, di torrenti, di ciò che l'artista aveva conservato nella memoria. Infatti, un book di disegni, stampato nel 1978 da Dedalo per la galleria Bonomo, si intitolava non a caso Scrub, cioè Sterpi. La land art, in versione inglese, applicava il lavorio mentale alla natura.
Nei primi anni '70, egli raccoglie appunti di viaggio, sperimenta diversi linguaggi: fotografie, nastri registrati, frammenti poetici, diagrammi e schizzi col gessetto su carta.
L'estetica della "traccia" persiste fino a tutti gli anni '80. Nella personale a Bari del 1985 apparivano ancora frammenti di carte ricucite, segni dei suoi viaggi in Oriente e in Africa.
In seguito, la ricerca si espande nello spazio architettonico, sui muri e sulle pareti. Esperienze distanti nel tempo rivivono nelle sue opere ed ispirano quelle della mostra del febbraio 1996 intitolata "Walls and their drawings".
Egli stesso afferma: "Mi interessano le costruzioni più che i paesaggi, non solo gli edifici, ma anche i ruderi, i resti dei luoghi consumati dal tempo. Per esempio nella parete che ho realizzato per la galleria di Marilena Bonomo, ciascuna forma disegnata è presa dalla pianta di un edificio semiabbandonato a Madras in India."
"Gli interventi di Tremlett non sono mai un'opera di sovrapposizione che cancella o annulla quello che già c'è, ma costituiscono un naturale prolungamento di un elemento architettonico. Come è successo per la cappella del Barolo in Piemonte, di cui nel 1999 David Tremlett dipinge l'interno e Sol LeWitt l'esterno, riuscendo a ricreare, col segno il colore, quel senso profondo di intima spontaneità che la chiesetta aveva perso nel tempo."

NUNZIO
Tra i giovani artisti italiani, che in un certo senso sono rimasti affezionati alla galleria Bonomo e che ritornano ad esporre periodicamente, c'è sicuramente Nunzio (per l'anagrafe Nunzio Di Stefano), artista abruzzese nato nell'aprile 1954, operante a Roma e divenuto, già negli anni '80, un protagonista della giovane arte italiana.
"Nunzio realizza le sue prime sculture in gesso, in forme irregolari, somiglianti a cortecce d'alberi giganteschi, e gusci di grandi testuggini marine, le rinforza con un'armatura metallica interna e le ricopre con un colore denso, intenso e luminoso che rimanda al colore di Rothko, di Reinhardt." I suoi lavori, in legno combusto, in acciaio, piombo, bronzo, intensi e severi hanno fatto il giro del mondo.
Già nel 1986 aveva conseguito il premio come migliore artista giovane alla Biennale di Venezia, riconoscimento ribadito alla Biennale del 1995 con una "menzione d'onore".
Nel 1993, in occasione del 36° Festival dei Due Mondi, si inaugura una mostra dell'artista nella sede spoletina della galleria Bonomo.
Nunzio espone per la prima volta nella galleria Bonomo nel 1988, poi nel 1990 ed infine nel 2002. Nel 1998, tramite Marilena Bonomo e su committenza dell'Istituto Banco di Napoli, l'artista realizza una grande scultura di bronzo patinato da donare al comune di Bari. La scultura intitolata Domus è di forma verticale, misura 5.20m d'altezza e 1.50m di base. L'opera è stata installata nel centro del laghetto di Largo 2 Giugno e circondata da piante pregiate e animali acquatici. Costituisce un raro esempio di scultura pubblica in città, di arte come arredo urbano.
In un'intervista di Felicita Scardaccione, a poche ore dall'inaugurazione della personale "Sculture Recenti" del 23 aprile 2002 nella galleria Bonomo, l'artista spiega l'evolversi del suo lavoro: "Sono nato all'Aquila nel 1954 ed ho proseguito i miei studi a Roma e ho avuto una lunga parentesi a New York. I miei primi lavori sono in gesso. Mi interessava questo materiale perché solidifica uno spazio che non c'è. Ad esso ho aggiunto l'acquerello: sono due materiali contrapposti, il gesso ed il colore, poi li rimando allo spazio e gioco sui contrasti. Il mio lavoro lo definisco una continua opposizione che viene fissata in un'opera per dar vita ad una scultura, o, come spesso accade, vera realizzazione sulla superficie. Si tratta di due mondi che si incontrano, piano orizzontale e verticale, hanno ambedue lo stesso metro, ma scopi diversi, ed io, infine, determino lo spazio con il colore." L'uso di questi materiali è cambiato e dall'85 ad oggi Nunzio si pone in sintonia verso nuove ricerche visive: usa il legno e unisce l'opposto fisico, costituito dal fuoco che brucia, sviluppando un cambiamento del legno stesso, trasformandolo, dunque, in fossile. Ad esso accosta il piombo, la luce; la sua arte è un continuo rimando al chiaro ed allo scuro. Le sue opere si sviluppano sulla parete, interagiscono con lo spazio, possono svilupparsi su sè stesse, aprendosi verso l'esterno. D'impatto per la grande luminosità, la scultura in piombo fissa su una delle pareti bianche della Galleria: due vele incise creano uno strano rapporto tra un effetto visivo di movimento che ognuno di noi può percepire e la luce che varia; sembrano prendere vita da un momento all'altro. A contrasto, di fronte, la grata che richiama la divisione di un confessionale; se da un lato si coglie distacco, dall'altro le piccole "feritoie" permettono il dialogo: dunque, libertà di espressione.
Di lui Giuliano Briganti ha scritto: "Le forme semplici di Nunzio ci trasmettono un tono di leggerezza felice per quell'insieme di forza virile e di femminile delicatezza che sono in esse indissolubilmente congiunte come in certi aspetti della natura."

PAOLO LUNANOVA
Tra gli artisti pugliesi, seguiti dalla galleria Bonomo, Paolo Lunanova è sicuramente quello che da più tempo, dal 1976 fino all'aprile 2003, espone con regolarità nella galleria.
Egli nasce a Molfetta nel 1948 e compie gli studi all'Accademia di Belle Arti di Bari dove attualmente insegna. Egli vive a Molfetta, piccolo centro di cultura tradizionalmente avanzata, dove conosce e frequenta artisti. Nel 1973 espone a Milano presso la galleria di Luciano Inga Pin e in quella circostanza stabilisce contatti con gli artisti e la città, che allora si affacciava all'arte concettuale.
La sua ricerca, coerente, partiva dalla ripresa pittorica di vecchie fotografie. L'artista si poneva su una linea analitica e concettuale e lavorava sulla dimensione temporale della memoria, in cui le immagini del passato venivano richiamate, concretizzate e rimandate indietro. Alcune opere si risolvono con un semplice contorno, in altre l'immagine fotografica è sbiadita, in altre ancora dei personaggi raffigurati non restano che pochi elementi: un panciotto, una scala, una linea dorata.
Agli inizi degli anni '80 il mondo dell'arte subisce degli sconvolgimenti; molti artisti dopo l'esperienza del concettuale tornano alla pittura e agli elementi tradizionali, cioè tele e colori.
Lunanova in quel periodo è alla ricerca di sé stesso, attraversa un periodo di riflessione in cui l'unico aiuto gli viene dalle abitudini solidificate, dalle cose antiche e dai gesti di tutti i giorni. Si apre così un periodo di ripensamento in cui egli dichiara di sentirsi bloccato dall'immagine fotografica. Nel 1980 partecipa a mostre nazionali e internazionali quali Louis Hoppeneim, Nyon e la gallerie Gillespie-Laage Salomon, Parigi. E' presente in molte collettive italiane e straniere quali "Perspective '80" a Basilea, "Nuova Immagine" a Palazzo della triennale a Milano.
Nella mostra personale del 1982 presso la galleria Bonomo Lunanova espone grandi tele colorate da cui fuoriescono oggetti concreti di uso quotidiano. Si potrebbe dire che siano nature morte moderne i cui soggetti elementari, bicchieri, tavoli, foglie posate, frutta, uniscono a immagini che creano rimandi colti e ironici. Come afferma Enzo Velati nella sua intervista all'artista: "Lunanova è pittore d'istinto ma che coltiva una cosciente sensibilità storica convinto che il linguaggio pittorico non può essere ignorato."
Da anni l'artista sviluppa una linea di ricerca riflessiva e laboriosa che ha per fulcro, come afferma Pietro Marino "una specie di poetica dell'oggetto assente. Un intimismo concentrato sulla traccia che un oggetto del quotidiano lascia quando viene spostato o portato via, si pensi al segno chiaro del quadro che abbiamo staccato dalla parete.
Lunanova dipinge infatti con fredda precisione sagome di mobili un po' retrò, di lampadari barocchi, di vecchi oggetti solidi appartenenti ad una casa del passato, forse la sua di quando era bambino. Sembrano una serie di negativi conservati in un certo ordine mentale dentro la sua memoria che all'occorrenza l'artista tira fuori ed espone, privandoli del loro corpo, peso, materia e riducendoli a pura forma e colore." Nel 1993 viene invitato dalla galleria Lucio Amelio a partecipare alla mostra "Trismegisto" a Napoli. Nel 1995 è tra i fondatori dell'Associazione Culturale Mediterranea, un centro di promozione e produzione di iniziative culturali che lo impegnano come artista e come organizzatore delle mostre: "Radio Tirana Fax", (Sala dei Templari, Molfetta e Fondazione Velja, Tirana), "Mediterranea N. 1" (Galleria Nazionale d'Arte, Tirana), "Arte & Maggio" (Stadio della Vittoria, Bari), "Mediterranea N. 2" (Dubrovnik).
L'ultima mostra dell'aprile 2003 alla galleria Bonomo, intitolata "Confine", presenta un'evoluzione interessante della vicenda artistica di Lunanova; le immagini non sono più piatte e isolate in uno spazio neutro, come quelle presentate nella mostra 2002 allo spazio Sant'Orsola di Molfetta, ma sono leggermente rilevate. Come afferma Pietro Marino: "Dalla dimensione mentale del disegno si va verso la logica del bassorilievo, dunque scultura in nuce. La sagoma conserva e accentra la sua impossibilità, ma è ora inquadrata più che nel recesso impalpabile della memoria, nelle regole nitide della decorazione. Ovvero l'arte come struttura in sé." L'oggetto a rilievo è dipinto da solo o, a volte, insieme ad un altro evocato come ombra, per poi essere racchiuso entro cornici dipinte che accentuano l'effetto di astrazione.Il critico si chiede da dove nasca questa innovazione; la risposta viene osservando un quadro di Lunanova posto casualmente accanto all'affresco di Tremlett, in una stanza della galleria Bonomo. "Se da Tremlett - afferma Pietro Marino - risaliamo all'altro grande amico della galleria, Sol LeWitt, e dai due astri risaliamo alla costellazione storica della New Painting minimalista, i Newman, gli Stella, ecco trovati forse gli ascendenti dell'oroscopo attuale del pugliese. Essi segnano il passaggio da un intimismo di vaga eco concettuale ad un design di più classico ordinamento."

INTERVISTA A MARILENA BONOMO NELLA SUA GALLERIA IN VIA DELL'ARCA

-Come ha cominciato la sua attività?-
-Ho lavorato in un museo di Dallas in America come volontaria,facevo un lavoro manuale, aiutavo i curatori ad allestire le mostre poi pian piano ho cominciato ad avere rapporti con gli artisti, con i curatori.Allora esisteva già questa figura in America mentre in Italia è una figura abbastanza nuova.
Un museo aveva, infatti, un direttore e tanti curatori. Uno di loro una volta mi spiegò che essere curatore significa pensare una mostra, contattare l'artista ,stabilire lo spazio espositivo e quando,alla fine i quadri sono appesi alle pareti, il curatore è colui che rimane in galleria nell'ora di pausa, svuota i posacenere e controlla che tutto sia in ordine prima che acceda  il pubblico per vedere la mostra. Questo esempio, forse un po' esagerato, rende l'idea comunque, di una figura che si occupa nei minimi dettagli dell'organizzazione di una mostra; lavorando con queste persone ho imparato tanto. Nel '71 sono tornata in Italia e ho aperto la galleria.-

-Che cosa succedeva in quegli anni nel mondo dell'arte?-
-C'erano stati grandi cambiamenti nel mondo dell'arte contemporanea. L'arte concettuale, l'arte minimale, la land art, la body art hanno rivoluzionato il concetto di arte tradizionale spianando la strada ad un nuovo genere di mostre. --Fra gli artisti che presero parte alla sua prima mostra, tutti
giovani, ma già con una risonanza internazionale, c'era anche Sol LeWitt, teorico dell'arte concettuale. E' stato difficile proporre questo tipo di arte a Bari?
-.La gente veniva in galleria spinta dalla curiosità, proprio perché vedeva cose diverse; l'arte in quell'epoca aveva perso le
"sovrastrutture" e gli artisti avevano ridotto tutto a ricerca più che all'espressione. Con Sol Lewitt c'è un rapporto personale basato sul lavoro.

- Lei si è occupata già da allora di un gruppo di artisti pugliesi da portare avanti?-
- Nelle fotografie della prima mostra si vedono diverse facce di giovani che allora erano allievi dell'accademia, poi divenuti artisti. Questi hanno avuto modo di vedere a Bari questo tipo di arte che non avrebbero visto mai, se non sulle riviste. Ho tenuto molto a far venire gli artisti a Bari, perché la loro presenza aumenta la credibilità della galleria e  rende più facile adattare le mostre allo spazio.
Ho sempre seguito una tendenza che ha comunque avuto un'evoluzione che è insita nell'arte contemporanea, per cui si è avuta prima l'arte concettuale, poi la minimale, poi l'arte cinetica, infine negli anni '80 è tornata la pittura accompagnata dalla fotografia. Nel 1981 ci fu infatti la mostra "Figuration libre", in cui intervenne Achille Bonito Oliva. --Nel catalogo Album di famiglia lei presentava sette artisti pugliesi: Michele Zaza, Luigi Giandonato, Tullio De Gennaro, Franco Dellerba, Paolo Lunanova, Biagio Caldarelli, Maria Antonietta Barnaba; con quali di loro ha mantenuto rapporti? Che tipo di percorso artistico hanno seguito?-
Zaza, Dellerba e Lunanova continuano ad esporre i loro lavori in galleria. Zaza ha cominciato con le fotografie, il suo è stato un lavoro pionieristico. Quando però la fotografia cominciò a prendere piede, proprio negli anni '80 e ad essere considerata una
forma d'arte tipica del nostro tempo, Zaza abbandonò quel campo che aveva spianato per fare nuove esperienze con la pittura. E' un artista che si è sempre mosso da solo e che ultimamente è tornato a collaborare con la galleria, sebbene in modo saltuario. Le prime mostre importanti di Zaza risalgono al primo periodo dell'Expo-Arte, in occasione della quale giunsero a Bari alcuni galleristi importanti, come Yvon Lambert da Parigi e Leo Castelli da New York, che notò il lavoro di Zaza e gli organizzò una mostra in America. In seguito l'artista realizzò un lavoro per il Cabinet delle Stampe di Ginevra.
Dellerba e Lunanova, invece, hanno sempre esposto con regolarità i loro lavori in galleria. Franco Dellerba ha un carattere intraprendente, è corretto ed ha avuto successo con le sue grandi sculture in legno policromo; forse, come succede a molti artisti che operano sul nostro territorio, è bloccato dall'insegnamento che a volte gli preclude delle occasioni.
Un artista, infatti, si "deve" muovere. Paolo Lunanova è più riservato, sta facendo un percorso interessante che dovrebbe essere ripreso e documentato in una pubblicazione a lui dedicata, di cui si occuperà Costantino D'Orazio. Biagio Caldarelli, oggi scomparso, è stato un artista valido, molto attivo, era conosciuto in Australia, a Ginevra, anche se ha sempre vissuto qui. Era amico di Alighiero Boetti ed ha lavorato con lui alla stessa opera in occasione della mostra "Sedici accordi a tre mani", tenuta in galleria nel febbraio 1992. Delle tre mani, due erano di Boetti che era capace di disegnare con una e scrivere con l'altra, mentre la terza era di Caldarelli. Venne fuori un lavoro unico nel suo genere, era la prima volta che i due artisti lavoravano alla stessa opera.
Tullio De Gennaro ultimamente non collabora più in modo fisso con la galleria, ma è un artista apprezzato dai suoi colleghi più famosi, a livello internazionale, con i quali è venuto in contatto tramite la galleria. Mimmo Palladino, infatti, ha richiesto la collaborazione di De Gennaro per la presentazione del suo catalogo.
Di Luigi Giandonato, infine, artista espressionista valido, ma di carattere difficile, ho perso le tracce. -

- Che tipo di politiche espositive ha adottato? -
- Nei primi anni di attività della galleria ci furono degli scambi di artisti, non solo pittori ma anche musicisti e architetti, con altre gallerie, in particolare con Lucio Amelio di Napoli. Inoltre, tutti gli artisti supportati dalla galleria hanno fatto mostre all'estero.

- Come si fa a giudicare il lavoro di un'artista, la sua validità? -
- Più che di un giudizio, si tratta di una scelta legata ad una certa dedizione, alle visite presso gli studi degli artisti per vedere come lavorano, l'ambiente che frequentano. Questo è ciò che avviene agli inizi della carriera di un gallerista, è chiaro che dopo tutto diventa più veloce. A volte gli artisti che operano sul territorio si compiacciono di stare con i compagni di scuola, di accademia e non escono da quel circuito, evitando di misurarsi con l'esterno. Chi ha il coraggio di andare fuori acquista sicuramente uno spessore diverso. -

- Come interviene la galleria per permettere questo tipo di contatto esterno? -
- Sono necessari almeno un paio d'anni di conoscenza con l'artista prima di organizzargli una mostra. Fare una mostra con un'artista nuovo è una grande responsabilità perché l'artista si deve giovare della collaborazione della galleria che, d'altra parte, non può essere offerta a chiunque. La Puglia è un po' insidiata, si critica sempre e si stronca chi si muove in spazi più ampi. Sia i critici sia gli artisti pugliesi in un certo senso si "accontentano". Quando si fa una mostra e arrivano 100 visitatori si ritengono soddisfatti, ma non deve essere così! E' importante, invece, che vengano quelle due o tre persone che si interessino al loro lavoro, come un critico o un direttore di museo. -

- Esiste un collezionismo in Puglia? -
- In Puglia vi sono pochi grandi collezionisti, fra cui l'ingegner Angelo Baldassarre, che è considerato uno dei 200 collezionisti maggiori al mondo. -- Quali sono le politiche di vendita della galleria Bonomo? -
- Politica di incoraggiamento, a volte a danno della galleria stessa perché specie con gli artisti giovani bisogna essere generosi. Bisogna sempre pagare l'artista e poi organizzare tutto il resto. A volte è necessario mantenere prezzi accessibili, specie all'inizio della carriera di un artista, per favorire le vendite. Oggi rispetto al passato incidono molto le spese; oltre al personale infatti, ci sono gli inviti, le pratiche commerciali, le spedizioni, i cataloghi e le fotografie.

- Una galleria possiede un magazzino?-
- Deve averlo! Ho sempre cercato di comprare tutte le opere quando si fa una mostra, tenendo presente che qualcosa si vende e altro si conserva. Non tutti gli artisti raggiungono un buon livello, ma è sufficiente che tre o quattro si distinguano per mandare avanti la galleria. Altri galleristi non hanno un magazzino, ma si occupano di artisti di passaggio, non seguono una tendenza, non supportano l'artista. -

- Che significa supportare un'artista?-
- Seguire un'artista significa segnalarlo perché entri in un gruppo di ricerca. Quando si va ad una fiera si segnala la sua presenza alla stampa, nei circuiti, in modo che si stabiliscano delle relazioni in cui l'artista si giovi della galleria e viceversa. Anche la critica manca in Puglia, molto della carriera di un'artista dipende dal critico. Pensiamo alla Transavanguardia che è stata creata interamente da Bonito Oliva. -

- Achille Bonito Oliva, nel 2000, si è occupato della selezione delle gallerie italiane per ARCO, fiera che si svolge a Madrid, ha parlato della Galleria Bonomo come di una galleria che "ha realizzato un grande lavoro di importazione d'arte minimalista e concettuale, creando un proprio nucleo di collezionismo a Bari e stimolando il gusto pur operando in situazioni molto difficili." -
- Certamente! Qui infatti non arriva nessuno, se non per una precisa volontà, la Puglia è poco visitata da gente interessata all'arte contemporanea. Se c'è un evento, lo si tiene a Roma o a Milano che sono al centro dell'Europa quindi più accessibili. Nelle grandi città c'è un afflusso di pubblico continuo e di gente sempre diversa che si muove, va alle inaugurazioni, ci sono più collezionisti. In Puglia un direttore di museo o un grande gallerista deve avere una ragione per venire. Un tempo era l'Expo Arte ad attrarre questo genere di pubblico, ora non più. -

- Cosa è mancato a Expo Arte per affermarsi?-
- Bisognava continuare con lo spirito che ne aveva consentito la nascita. Magari era necessario aggiornarla ad un contesto internazionale più esigente. Agli inizi ci furono una serie di favorevoli circostanze come la presenza di gallerie importanti, nazionali ed internazionali. Si doveva fare più attenzione al carattere che la manifestazione si era data con le prime edizioni. Era l'unica fiera italiana perché Bologna (la più importante in Italia) aveva temporaneamente chiuso. E' decisamente questa la vera occasione mancata, diventare una fiera importante in assenza di concorrenti.- ELENCO DELLE MOSTRE

1971, dicembre     Barry, Bochner, Boetti, Buren, Darboven,                              
                              Dibbets, Fabro, LeWitt, Paolini, Ryman,
                              Weiner.

1972, febbraio       Giulio Paolini, Apoteosi di Omero.

1973, febbraio       Alighiero Boetti, Il progressivo svanire della
                               consuetudine.

1974, maggio        Il territorio magico, mostra a cura di Achille         
                              Bonito Oliva.

1975, febbraio       Conversazione, mostra a cura di Germano
                               Celant.
         novembre      Nonas, Tremlett, Zaza.

1976, maggio         Jan Dibbets.

1977, novembre     Jan Dibbets, Gilbert & George, Grisi, Icaro,                                                                                   
                               Zaza, lavori fotografici.

1978 ,aprile            Pat Steir.

1979, gennaio      David Tremlett,Rassegna della nuova creatività
                             nel Mezzogiorno.       

1980, giugno       Jannis Kounellis.

1981, ottobre       Sol LeWitt,Giulio Paolini, Daniel Buren, 
                            Michele Zaza, Richard Tuttle, Jan Dibbets,
                            Paolo Lunanova, Nicola De Maria, Luigi
                            Giandonato, Jannis Kounellis, Tullio De
                            Gennaro, Mostra dei dieci anni.

1982, novembre  Mario Merz.

1983, dicembre   Collettiva: In una bella giornata d'inverno 
                            trovarsi ad una mostra.

1984, febbraio    Alighiero Boetti, Enzo Cucchi, Biagio
                            Caldarelli.

1985, febbraio    Richard Tuttle, Neve.

1986, giugno       Sculture da camera, Castello Svevo, Bari.

 

1987, maggio      Una mostra: Salvo, Warhol, Licini, De Maria,
                            Mc Dermott-Mc Gough, Lunanova,Boetti,
                           Schifano, LeWitt, Caldarelli.
                          
1988, febbraio    Jiri Georg Dokoupil, Sculture in bronzo, Recenti
                            dipinti.

1989, marzo        Osvaldo Licini, Disegni.
                            Richard Tuttle, XX Blocks.

1990, novembre  Nunzio, Sculture e disegni.

1991, marzo        Mario Giacomelli, Storie di terra.

1992, febbraio     Alighiero Boetti, Biagio Caldarelli: Sedici
                            accordi a tre mani.

1993, marzo        James Brown.

1994, febbraio     Pat Steir, Waterfalls.

1995, novembre  Salvatore Astore, Alighiero Boetti, Tullio De
                            Gennaro, Isabella Ducrot, Paolo Lunanova,
                            Nunzio, Rosmarie Trockel, Cristopher Wool,
                            Pensieri con figure.
1996, novembre  Franco Dellerba, Tristano di Robilant, David
                            Tremlett, Tre artisti tre cataloghi.

1997, febbraio    Richard Tuttle, Source of imagery.

1998, maggio     Art&Maggio, Arena Puglia, I° Rassegna di arte
                           contemporanea, Stadio della Vittoria, Bari.

1999, maggio     Art&Maggio, Felici coincidenze.

2000, ottobre      Sol LeWitt, Grandi Gouaches.

2001, novembre  Michele Zaza.
          dicembre   Carlo Fusca, Paesaggi/Landscapes.

2002, ottobre       David Tremlett, But where is Bari?.
          dicembre    Collettiva, Andy Warhol, David Tremlett,
                             Salvatore Astore, Tullio De Gennaro, Tristano
                             di Robilant, Nunzio, Florian Hittner, Paolo
                             Lunanova, Mimmo Paladino, Pippo Patruno,
                             Pat Steir, Roxy Walsh, Grandidisegnigrandi.

2003, aprile          Paolo Lunanova, Martino Coppes, Confine.

5. LORUSSO ARTE
La Lorusso Arte si trova ad Andria, nel centro imprenditoriale della città, che conta oggi circa 100.000 abitanti. La Lorusso Arte  occupa una sezione della Lorusso Arredamenti, storico negozio di arredo e design contemporaneo, da circa trent'anni nella stessa sede di via Napoli 71.
Chi si aspetta di trovarsi di fronte alla galleria d'arte privata "classica", situata in un appartamento o in piccoli locali, resterà sorpreso, perché la Lorusso Arte si trova in uno show room di circa 1500 mq, a piano terra, con 14 grandi vetrine in cui si possono ammirare prodotti di design ad alto livello, fra i quali occhieggiano opere d'arte contemporanea di diverso genere. Dalla strada, il passante viene attratto dalle grandi tele esposte, dai multipli d'arte grafica, dalle sculture, dalle fotografie, dalle ceramiche, come se si trattasse di una esposizione di opere d'arte in uno spazio illuminato sapientemente, con pavimento e pareti bianche, così come l'arte contemporanea richiede. In questo spazio vi è un'area allestita in modo da poter essere trasformata all'occorrenza in una galleria dedicata alle mostre temporanee. Essa ha accolto, nell'ultimo ventennio, le opere di artisti italiani e stranieri che hanno seguito una propria linea di ricerca e si sono affermati a livello  regionale e internazionale.
Per mezzo di speciali pannelli, infatti, è possibile isolare una parte dell'ambiente e trasformarla in una sala conferenze o sala proiezioni, che può ospitare comodamente un centinaio di persone. Dal febbraio 2001 a questi ambienti se n'è aggiunto un altro che si trova proprio di fronte alla sede centrale della Lorusso Arte. Esso è stato progettato dallo studio Vignelli di New York per ospitare un centro Frau e possiede tutte le caratteristiche per esporre opere di
pittura e scultura. Dall'ottobre 2003 sono esposte, infatti, opere dell'artista Franco Menolascina, mentre durante l'anno ha ospitato una trasmissione televisiva sportiva che trasmetteva direttamente dalle vetrine della Lorusso Arte, riprendendo opere d'arte come sfondo.
Attirare l'attenzione della gente sull'arte e il design è stata ed è ancora la caratteristica di questa realtà, difficile da definire con una sola parola e proiettata da sempre verso ogni manifestazione culturale. Essa, infatti, interloquisce anche con una fascia di pubblico che probabilmente non si sarebbe avvicinata all'arte e al design.
Il pubblico che varca intenzionalmente la soglia di una galleria d'arte è sicuramente preparato su ciò che vedrà. La Lorusso Arte elimina la barriera psicologica della competenza, seppur minima, in oggetti d'arte e punta sulla curiosità, ponendo l'opera d'arte al cospetto di fruitori non intenzionali, persone che probabilmente non se ne sarebbero mai interessate. Queste cominciano ad osservare l'opera d'arte, ad informarsi su di essa, ad apprezzarla e a ritenere che possa far parte degli oggetti del proprio habitat e quindi a volerla per sé.

MOSTRE ED EVENTI DI NOTEVOLE INTERESSE
La Lorusso Arte è stata la prima struttura ad organizzare manifestazioni che presentavano opere di design accanto ad opere d'arte. Il primo evento di questo genere fu Il design si incontra con l'arte dell'aprile 1983. Di questo evento  si interessarono importanti riviste del settore come Interni e Casa Vogue . In quell'occasione "personalità del mondo dell'architettura, del design, dell'arte si sono dati appuntamento per festeggiare, in una singolare manifestazione ospitata nello show room Lorusso, l'architetto Roberto Pamio e il pittore Emilio Tadini, invitati a parlare del loro lavoro. A dare più forza alle argomentazioni dei due ospiti, lo stesso show room Lorusso, trasformato per l'occasione in una piccola sezione di un museo di arte contemporanea: da una parte, una serie di stanze didattiche dedicate all'iter progettuale degli architetti Renato Toso e Roberto Pamio per la collezione Arflex e dall'altra, un buon numero di ambienti nei quali il pieno accordo fra l'arredo e l'arte contemporanea era dimostrato dall'abbinamento di celebri pezzi di design con opere di Tadini e di altri artisti della scuderia dello studio Marconi di Milano."
Dal 1983 in poi si susseguono diverse iniziative che non riguardano  solo il design. Nel novembre dello stesso anno, in collaborazione con lo Studio Marconi di Milano, la Lorusso Arte organizza una mostra di 26 acqueforti di Picasso .
A questo evento segue una mostra della designer Antonia Astori che presenta i suoi Aforismi. In quell'occasione si tiene una tavola rotonda intitolata Design oggi: nuovi orientamenti, che ha visto la partecipazione di ingegneri, architetti e tecnici a livello nazionale. La tavola rotonda è stata presieduta da Antonia Astori che da molti anni si occupa di ricerca in campo di design.

Hanno preso parte all'incontro il prof. Benedetto Gravagnuolo, ricercatore presso la facoltà di architettura di Napoli, l'architetto Giovanni Pasca Raimondi di Milano, storico di architettura e la giornalista specializzata in design, Cristina Morozzi di Milano.
L'attenzione della Lorusso Arte nei confronti del design raggiunge un grande obiettivo con la presenza di Achille Castiglioni che è stato ospitato nel dicembre 1986. La fama di Castiglioni, allora sessantasettenne, docente al politecnico, aveva varcato da tempo i confini nazionali trovando conferme in campo internazionale. Egli, infatti, era già stato invitato a far parte della prestigiosa accademia londinese "Royal Society of Arts".
Quella fu una delle rarissime visite di Castiglioni in Puglia. Egli giungeva per la seconda volta nella nostra regione a distanza di cinque anni, per discutere su L'arte di inventare una funzione e di tradurla in forma. In quell'occasione Castiglioni ebbe modo di puntualizzare alcuni concetti-chiave della sua ricerca decennale sull'illuminitecnica. Egli infatti "considerava l'utilizzo della luce artificiale come elemento dell'architettura d'interni. I tecnici, architetti e ingegneri intervenuti apprezzarono molto l'opportunità che veniva loro offerta di discutere in maniera informale e confidenziale con un grande maestro."
Nel 1991 nasce la Lorusso Arte come laboratorio culturale della Lorusso Arredamenti. Tale evento si pone come ulteriore traguardo di storia aziendale nei settori dell' arredamento e del design, rappresentandone la naturale continuità nella ricerca di nuove tendenze e stili in un settore impegnativo come l'arte. Il laboratorio diventerà un vero e proprio centro di sviluppo di iniziative che renderà dinamico un panorama cittadino spesso fin troppo silenzioso. Sarà dato spazio, oltre alle manifestazioni artistiche di competenza della Lorusso Arte, anche a quelle particolarmente qualificate di Associazioni e Centri Culturali che utilizzeranno negli anni a venire gli spazi del laboratorio culturale per iniziative particolari. L'obiettivo della Lorusso Arte è stato quello di tener vivo l'interesse per le mostre d'arte che ospitava, organizzando intorno ad esse eventi che attirassero altre fasce di pubblico interessate alla presentazione di studi, ricerche, libri, pubblicazioni, riviste, produzioni musicali, incontri-dibattito, conversazioni su temi culturali e artistici, serate musicali, proiezioni di video e filmati, conferenze sull'informazione, sull'economia, sulla cinematografia, sul teatro.
Mostre di notevole interesse, infatti, saranno affiancate da eventi culturali diversi che troveranno spazio in un programma organico svolto dal 1991 fino a tutto il 1995.
La mostra intitolata Humus di Gaetano Grillo, artista già noto al pubblico della Lorusso Arte, inaugurò questo programma nel gennaio del 1991. Nel maggio dello stesso anno si inaugura una mostra su Giorgio De Chirico, costituita da 25 opere grafiche, tra incisioni e litografie, selezionate tra le 218 che costituiscono il corpus dell'opera Giorgio De Chirico-Catalogo dell'opera grafica 1969-1977, delle Edizioni Bora. "Il catalogo costituisce - come afferma l'editore nella prefazione dell'opera - lo sforzo di riordinare, catalogandola, la produzione grafica del Pictor Optimus. Essa, pur non essendo molto vasta, poichè De Chirico  in 56 anni di lavoro ha realizzato solo 385 tavole tra incisioni e litografie, ha avuto soprattutto nell'ultimo periodo, una documentazione incerta a causa di una vasta proliferazione di falsi e una scarsa informazione." Borek Sipek espone i suoi lavori nel dicembre del 1991 nella mostra intitolata Malastrana. L'allora quarantenne artista viaggiatore, nato a Praga, ma vissuto ad Amburgo, Stoccarda e Amsterdam, presenta nella sede della Lorusso Arte oggetti e pezzi di arredo realizzati in materiali preziosi. Essi si presentano come interpretazioni della necessità della poesia dentro le coordinate della funzionalità, utilizzando il ricorso al decoro come indispensabile contrappunto all'uso.
Il lavoro dell'artista sconfina tra arte e design, tra tradizione e innovazione e si concretizza in un panorama di oggetti che sembrano sgorgati dalla sua officina olandese; fiori di vetro, steli di ottone, filigrane di legno, foglie d'argento fanno rivivere la magia di una creatività fantasiosa e paradossale.
Sipek è sensibile a quella "simpatia delle cose" che fu il generale programma dell'Art Nouveau europea della fine del sec. XIX con tutte le sue idee di "applicazioni" della ricerca artistica pura agli oggetti di uso quotidiano.
Nel marzo 1992 si tiene una mostra di grandi opere di Mimmo Rotella provenienti dal Museo di Berlino. Egli è un esponente di primo piano del Nouveau Réalisme, il movimento teorizzato da Pierre Restany negli anni '60, che riprende istanze avanguardistiche, che ribadiscono la necessità, comune a molti artisti come Yves Klein, Arman , Christo, di porre in relazione il mondo dell'arte e il mondo quotidiano. L'arte deve ancora una volta confrontarsi con la realtà ed utilizzare i materiali recuperandoli nell'opera. Ecco i manifesti strappati di Rotella,i famosi decollages, che diventano strumenti di un linguaggio che pone in costante relazione arte e realtà. Nel maggio del 1992 si tiene la mostra Opere Uniche di Emilio Tadini, noto esponente della Pop-Art europea. Molti artisti europei scelgono il linguaggio della Pop-Art che rappresenta adeguatamente l'America e si connota in maniera differente anche in Europa trovando una propria identità. Gli artisti italiani che seguono questa corrente elaborano un linguaggio che assume valenze più umanistiche e letterarie che rispecchiano così le varie autonomie culturali e la sensibilità dei singoli. Le correnti di matrice figurativa pop, che si sviluppano in Europa intorno alla seconda metà degli anni '60, hanno in comune il superamento della figurazione fredda tipica della Pop-Art americana. La Lorusso Arte si interessa alle opere di alcuni artisti della Pop-Art europea grazie al rapporto che si è instaurato con la galleria Giorgio Marconi di Milano. In quegli anni, infatti, si tengono mostre collettive di opere grafiche di altri esponenti di questo movimento come Mario Schifano, Valerio Adami, Lucio Del Pezzo, Ugo Nespolo ed Enrico Baj.
Nell'aprile del 1994 si tiene un'importante presentazione di lavori disegnati da Frank Lloyd Wright in occasione del 125° anniversario della nascita del grande architetto americano. In quella occasione venivano esposte copie dei progetti originali di pezzi d'arredo disegnati  dal grande maestro e oggi prodotti dalla Cassina.
In quegli anni la Lorusso Arte rivolge la sua attenzione anche ad alcuni artisti che operano sul territorio: Michele Zaza, Gaetano Grillo, Carlo Fusca e Franco Menolascina che cominciano ad esporre con regolarità presso la Lorusso Arte. Nel febbraio del 1993 si tiene una mostra di opere di pittura e scultura di Michele Zaza. Nel marzo dello stesso anno Carlo Fusca espone i suoi lavori in una mostra intitolata L'antico come metafora. Nel novembre del 1994 la Lorusso Arte partecipa alla
realizzazione di una grande mostra di Fusca intitolata Il mito, il mare, gli eroi che si tiene a Bari a Villa Romanazzi Carducci. Nel dicembre del 1994, la Lorusso Arte in collaborazione con la galleria Bonomo di Bari, ospita in una collettiva intitolata Corpo all'ombra, le opere di quattro artisti: Franco Dellerba, Luigi Giandonato, Iginio Iurilli e Franco Menolascina, che da questo momento in poi avrebbe fatto parte del gruppo sostenuto dalla Lorusso Arte. La Lorusso partecipa all'Expo-Arte del 1994 allestendo uno stand con le gigantografie dei "suoi" quattro artisti che offrono al pubblico le proprie opere presentandole sul palmo della mano.

ARTISTI DI CASA ALLA LORUSSO ARTE

MICHELE ZAZA
Nasce a Molfetta nel 1948, vive e lavora a Roma dal 1995.
Nel secondo dopoguerra, in sintonia con il nuovo sistema produttivo occidentale, la sperimentazione di linguaggi innovativi ha connotato la ricerca artistica internazionale in modo diverso in America e in Europa. In America si sperimentano le tecnologie alternative che ben si amalgamano con l'intraprendenza americana, si pensi per esempio alle opere di Warhol; in Europa invece si tende rispettare la tradizione e a mantenere ritmi meno frenetici. All'unicità e all'individualismo europeo subentra l'adeguamento alla vita standardizzata americana. Se la cultura artistica europea si rifà continuamente alla sua storia, alla storia dell'arte, alle avanguardie storiche, la cultura americana lavora su un prolungamento del proprio presente e quindi sulla completa aderenza ai mezzi adoperati per la realizzazione di un'opera. Se la civiltà americana ha introdotto una nozione di consumo, in Europa si tende a soffermarsi sulla presa di coscienza delle emozioni e non sull'accelerazione di queste attraverso una produzione di immagini allegoriche, tese al recupero di una più ampia dimensione antropologica.
L'opera di Zaza si inserisce in questo contesto e introduce attraverso l'uso della fotografia la "memoria pregnante di un archetipo, il nesso parentale (paterno-materno) come campo magico di relazioni." Egli può essere considerato un rappresentante della "Narrative Art che, partendo dalle ricerche della Conceptual Art e della Body Art, riesce a trasformare le rigide definizioni concettuali in strutture rigorosamente narrative. Michele Zaza attraverso una narrazione basata sulla combinazione di sequenze fotografiche e testi, vuole mostrare brani minimi, frammenti di vita quotidiana legati al proprio vissuto oppure a luoghi e situazioni del tutto anonimi, superando così le definizioni tautologiche-concettuali attraverso la narrazione e la letteratura."
Il percorso artistico di Zaza inizia verso il 1970 con la "coscienza dell'avanguardia impossibile". L'avanguardia è divenuta obbligatoria, non trasgredisce più, fa parte del mito che serve al mercato; dunque non è più possibile. 
Come afferma Tommaso Trini: "I lavori di questo periodo mimano l'avanguardia, ma non sono più avanguardia. I personaggi sono assenti, privi di ruoli. Essi guardano, meditano, mangiano, si addormentano ed accettano di farsi fotografare tra pareti di interni usurati dal tempo. L'artista, nato sul Mediterraneo, lavora con ciò che conosce bene, i suoi attori sono stati infatti suo padre, sua madre e lui stesso."
L'interesse dell'artista per Epicuro, Kirkegaard, Rousseau, Bakunin, Lucrezio, Hölderlin, Camus, e la sua passione per Masaccio, Munch e Rothko smentiscono la sua appartenenza alla Conceptual Art. Tommaso Trini, infatti, già nel 1974, recensendo la mostra personale di Zaza alla galleria Diagramma di Milano, asseriva che le opere dell'artista visualizzavano una dimensione esistenziale avvicinandolo così agli artisti della "condition humaine" alla Malraux.
Fra il 1970 e il 1980 Zaza viaggia frequentemente in Europa e negli Stati Uniti. In questi anni si interessano al suo lavoro galleristi del calibro di Yvon Lambert di Parigi e Leo Castelli che ospita le opere di Zaza nella sua galleria di New York. Infatti, come afferma lo stesso artista: "proprio la forte connotazione mediterranea aveva suscitato l'interesse dei due galleristi poiché la ritenevano causa di riconoscibilità immediata."62
Dopo i successi nel microcosmo dell'arte internazionale che lo avevano visto presente con le sue opere nei musei e nelle gallerie più importanti, Zaza si ritira a vita privata. Continua a lavorare ma, non più sotto i riflettori, lontano da gallerie e musei. Inizia un periodo nuovo di ricerca artistica e di riflessione. "Le trasformazioni cui l'artista tende sono legate alla sfera personale, l'Io resta il protagonista assoluto di una ricerca che, negli anni '80, abbandona i luoghi della memoria per approdare a spazi onirici. Simbolo di una trascendenza sempre più desiderata, diventano gli scenari celesti e gli itinerari stellari. Questa è la fase che segna l'abbandono della fotografia per la pittura e la scultura." Nel 1983 inizia la collaborazione fra Michele Zaza e la Lorusso Arte che in questo periodo sostiene l'artista nella sua ricerca. Nel febbraio del 1993 si tiene una mostra di opere uniche che raccoglie un decennio di pittura e scultura di questo "periodo di riflessione". La struttura totemica delle forme dipinte e i titoli stessi delle opere: Porta del paradiso, Verso l'Oriente, sollecitano la lettura in chiave ascetica. Zaza paragona la sua attività a quella del monaco medievale che - come afferma Massimo Carboni - "trascorre la sua vita a dipingere le icone e attraverso la meditazione ne coglie l'energia radiante. Nell'icona si mostra ciò che è propriamente invisibile."64Dopo questo periodo di ricerca Zaza torna alla fotografia. Egli spiega: "la fotografia ha per me un ruolo strumentale, è infatti il mezzo più efficace e di alta fedeltà riproduttiva, atta a visualizzare non ciò che si vede, ma ciò a cui ho pensato, le mie domande sulla esistenza umana. Soprattutto nel corso di questi ultimi anni, essa non è la mimesis del già visto, ma del pensiero. E' una sorta di reportage sulla mia rivolta personale. La fotografia mi permette di manifestare i miei desideri di verità e di libertà, i miei sogni, i miei problemi. Mi permette di tradurre in immagini la negazione della spettacolarità estrema e , in realtà, le mie aspirazioni all'assoluto, alla perfettibilità." Michele Zaza ha esposto al Museo d'Arte Moderna di Parigi, al Museo dell'architettura di Mosca, al Museo d'arte e storia di Ginevra, al Museo d'arte moderna di Rio de Janeiro, al Museum of the Civic Center di Philadelphia.

GAETANO GRILLO
Nasce a Molfetta nel 1952. Studia all'Istituto d'Arte di Bari e si interessa anche di filosofia. Insieme ad altri, allora giovani artisti molfettesi, come Paolo Lunanova e Michele Zaza, dà vita alla "Scuola Molfettese" e a numerose iniziative espositive che concentrano su Molfetta l'attenzione di tutta la Puglia artistica.
Si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Milano e frequenta la scuola di scultura di Alik Cavaliere, dove si sperimentano nuovi linguaggi. A Milano frequenta tutte le gallerie d'avanguardia, da Lambert a Toselli a Luciano Inga-Pin. A vent'anni espone per la prima volta in una personale alla galleria La Bussola di Bari. Il critico d'arte Luigi Carluccio recensisce con toni entusiastici la mostra e invita Grillo a diverse collettive. Nel 1980 l'artista comincia a realizzare opere tridimensionali. Dieci anni dopo, Molfetta gli dedica una grande mostra nella Sala dei Templari in cui trovano spazio sculture di forte impatto plastico. Viene pubblicato il catalogo della mostra, Humus e le opere saranno esposte nel 1991 presso la Lorusso Arte. In questo periodo Grillo è molto interessato ai geroglifici egiziani, inizia a dipingere i primi "palinsesti" e ad elaborare un alfabeto criptato che contiene tutte le lettere che l'artista raccoglie da ogni tempo e da ogni cultura.Questo speciale alfabeto costituirà una delle caratteristiche del suo lavoro.
Nel 1996 fonda a Molfetta l'Associazione Culturale Mediterranea onlus, con l'intento di sviluppare la comunicazione artistica fra i paesi del Mediterraneo, spostando la centralità dell'attenzione dalle ricche capitali europee alle nuove emergenze del Sud. L'anno dopo organizza la mostra Radio Tirana Fax, rassegna di scambi di poesie via fax in un periodo di grande crisi per l'Albania. Egli ha modo di costruire rapporti con artisti e intellettuali albanesi che gli permettono nel 1998 di realizzare la prima Biennale Mediterranea a Tirana nel museo Storico e nella galleria Nazionale d'Arte.
Nel 2001 Grillo organizza la seconda Biennale che si tiene a Dubrovnik; attualmente è in fase di realizzazione la terza edizione della Biennale Mediterranea da tenersi in Montenegro. Nel frattempo egli esegue opere di grandi dimensioni per enti pubblici e espone in molte gallerie del Nord Europa come Zurigo, Amburgo, Stoccolma.
Dal 2002 insegna pittura all'Accademia di Belle Arti di Torino. Nel dicembre dello stesso anno Molfetta gli dedica, dopo dodici anni, una grande mostra per i suoi trent'anni di attività. La rassegna è organizzata dalla Lorusso Arte, che da anni segue e diffonde il lavoro dell'artista in Puglia. Essa si intitola Opere recenti e comprende circa 40 lavori di grandi dimensioni, alcuni già esposti e altri inediti. La mostra è ospitata in una sede molto suggestiva, l'Ospedale dei Crociati a Molfetta, antichissimo e bellissimo spazio del sec.XI appena restaurato.
La Lorusso Arte partecipa in quella occasione all'edizione del grande catalogo monografico tradotto anche in inglese e spagnolo, a cura di uno dei maggiori critici d'arte spagnoli, Pablo J. Rico, direttore della fondazione Mirò di Palma di Maiorca, curatore di diverse mostre e commissario in varie biennali in Europa e Stati Uniti, dove vive per gran parte dell'anno. "Gaetano Grillo rifugge dall'ambizione di creare nuovi linguaggi piuttosto mischia ideogrammi, alfabeti, iconografie, riferimenti alla storia dell'arte, loghi e tutto ciò che appartiene al mondo dei segni. Egli definisce i suoi lavori come paesaggi, in realtà si tratta di complessi palinsesti in cui trovano asilo stratificazioni segniche provenienti dal linguaggio pubblicitario o acquisizioni dai maestri di ogni tempo", da Modigliani a Giotto, a Morandi, a Michelangelo fino al recentissimo Currin.
Il percorso artistico trentennale di Grillo ha dato vita ad una riconoscibilità della sua opera. Pablo Rico infatti spiega: "Ci sono almeno sette o otto aspetti significativi che si riconoscono facilmente nelle opere di Gaetano Grillo, quasi da sempre: la presenza costante di parole dipinte, la sua prossimità alla nozione di poesia visiva, l'impiego sistematico delle tecniche del collage, la strategia della citazione sulla storia dell'arte o sulla pubblicità, soluzioni pittoriche per ottenere l'illusione del rilievo, colori sempre luminosi e infine la costruzione di un nuovo linguaggio sintetico nascosto."

CARLO FUSCA
Nasce a Bari nel 1952, frequenta l'Istituto d'Arte, si dedica allo studio delle opere dei grandi maestri del '500 e del '600 ed esercita l'attività di restauratore fino al 1980. Sotto la direzione di Luca di Noia dell'Istituto Centrale del Restauro di Roma, ha operato su affreschi bizantini e dipinti di grandi maestri come Veronese, Luca Giordano, Corrado Giaquinto. Il lavoro di restauro gli permette una conoscenza profonda della pittura antica. Nel 1979 tiene la sua prima mostra personale. Egli è fra i promotori della "Pittura Colta" e realizza i primi dipinti di ispirazione neomanierista. In seguito elabora interventi concettuali sulla pittura classica, attraverso la frammentazione dei dipinti sui temi della mitologia. Nel 1986 fonda la rivista di arte contemporanea "Altrimmagine", per promuovere il lavoro degli artisti emergenti sul territorio; partecipa a rassegne all'estero, promosse da enti pubblici e privati. Nel 1989 dà una svolta radicale al suo lavoro riprendendo a dipingere scene di grandi battaglie e paesaggi ispirati al Classicismo seicentesco; aderisce alla Nuova Maniera Italiana e fa parte del gruppo dei Neomanieristi in Puglia. Nel 1990 partecipa alla mostra Difesa ed Arte, organizzata dallo Stato Maggiore dell'esercito al Palazzo del Vittoriano a Roma, a cura del critico Giuseppe Gatt.
Fusca, in quell'occasione, presenta il grande dipinto Nella notte dei Templari, che sarà pubblicato ed acquistato per la collezione dello Stato Maggiore. Nel 1991 si stacca dal Neomanierismo, si trasferisce a Milano e intensifica la sua linea di ricerca. Accanto alle grandi battaglie, l'artista si dedica al genere delle nature morte e approfondisce il tema del paesaggio in chiave marcatamente rievocativa.
"La rivisitazione del passato, il gusto per la pittura all'antica di Fusca nasce - afferma Rossana Bossaglia - dalla consuetudine con quei grandi maestri compiuta nell'attività di restauratore; il confronto diretto e semplice con la loro manualità, le materie usate e i modi d'uso, lo ha portato insieme ad una familiarità e ad un innamoramento." Nel 1983 Fusca inizia la collaborazione con la Lorusso Arte che organizza nella sua sede una rassegna illustrata da Raffaele Nigro, in cui vengono esposte le opere realizzate dall'artista negli ultimi anni, dalle grandi battaglie alle nature morte ai paesaggi.
Nel 1994 partecipa all'Expo-Arte con la Lorusso Arte, che nel dicembre dello stesso anno organizza una grande mostra intitolata  Il Mito il Mare gli Eroi. Per l'occasione l'artista realizza trenta disegni ad inchiostro di china che espone accanto alle battaglie.
Santa Fizzarotti Selvaggi, nella presentazione del catalogo della mostra, scrive: "Le opere intricate e intriganti di Fusca sembrano sfiorare gli inganni della bellezza poiché ad un primo sguardo immobilizzano e pietrificano i sensi, attraggono gli occhi della mente verso quella statica plasticità di cui sono caratterizzate…e fingono beatitudine […]."
 Nel 1995 Fusca partecipa all'Expo-Arte, sempre con la Lorusso Arte; nello stesso anno fonda il giornale "Contemporanea" che, insieme alla omonima associazione, presieduta da Saverio Lorusso, si pone l'obiettivo di contribuire alla diffusione della cultura e dell'arte in Puglia.
Nasce e si concretizza il progetto di una grande rassegna internazionale che prenderà il nome di  Art&Maggio.
Partecipa alla mostra internazionale La Nuova Europa che si tiene a Venezia in occasione del centenario della Biennale, negli antichi granai della Giudecca.
Nel dicembre 2001 espone alla galleria Bonomo con una mostra intitolata Landscapes.
I paesaggi di Fusca possono definirsi "fantastici" perché non si basano su osservazioni di siti reali, ma su un'idea della Natura che riflette stati d'animo e storie della coscienza. Come afferma Claudio Strinati nella presentazione del catalogo monografico dedicato all'artista: "C'è in Fusca una sorta di inattualità perpetua che non lo colloca in nessun periodo storico preciso, ma ce lo fa sentire nostro contemporaneo, perché il pensiero costante ravvisabile nei molti paesaggi è quello dell'approdo, del punto di arrivo di una mente errabonda ma positivamente orientata."

Ho cercato in questi anni
di individuare quel raggio di luce
che nella oscura notte delle tenebre interiori
possa illuminare una realtà inaspettata.
I paesaggi come pretesto
per indagare a fondo i segreti della natura,
spesso intuiti nelle essenze profonde,
ma mai pienamente svelati
                                                               
                                                                 Carlo Fusca

Nel 2003 la Lorusso Arte partecipa alla pubblicazione del catalogo monografico Fusca a cura di Claudio Strinati e Valerio Dehò. Nel libro sono descritti non solo i percorsi della ricerca artistica dell'artista barese, ma anche gli avvenimenti e le iniziative culturali che hanno accompagnato la vivace carriera di Carlo Fusca. "Il volume - come afferma Manlio Triggiani - è anche lo spaccato di una certa vita culturale che negli anni Ottanta e Novanta si viveva a Bari. E' la storia di serate trascorse a discutere a dibattere e anche a litigare, è la storia della nascita della rivista "Altrimmagine". Sullo sfondo, le opere e i pensieri, i ripensamenti e i dibattiti dai quali nascevano idee per altre opere e altri dialoghi. Il significato di questo libro va oltre la rappresentazione delle opere di Carlo Fusca, il cui percorso è documentato dagli scritti di critici come: Bossaglia, Carli, Crispolti, De Venere, Finizio, Monelli. Esso mette in evidenza anche le iniziative culturali, il numero dei critici, artisti, scrittori, uomini di cultura che passarono dal capoluogo pugliese."

FRANCO MENOLASCINA
Franco Menolascina nasce nel 1948 a Bari dove vive e lavora.
Nel 1975 fonda con Mimmo Conenna, Lino Ciraldo e Nicola Renzetti la "Cooperativa Esperienze Culturali-Bari".
Essa rappresenta una realtà nuova nel panorama artistico barese del tempo, poiché costituisce un esempio di galleria autogestita da artisti militanti come, appunto, Menolascina e Conenna. La Cooperativa nasce come centro culturale senza scopi di lucro, ma con obiettivi come la divulgazione della conoscenza di opere di grandi maestri dell'arte contemporanea e la promozione di giovani artisti. Presso la Cooperativa furono organizzate mostre di artisti molto importanti come Fautrier, esponente della pittura informale, Jim Dine, esponente della pop-art, Mark Tobey, esponente dell'astrattismo geometrico. Alle mostre di artisti storicizzati si alternavano quelle di artisti militanti e di giovanissimi.
I fondatori della Cooperativa erano artisti, perciò potevano contare sulla presenza dei loro colleghi amici e di critici come Enrico Crispolti, Massimo Bignardi e Miklos Varga che partecipavano agli eventi rendendoli molto stimolanti.
Menolascina prosegue il suo percorso artistico partecipando a varie iniziative come la Biennale Roncaglia.
Nel 1986 la critica premia la Cooperativa che è invitata a partecipare alla XI Quadriennale di Roma. Menolascina vi partecipa come artista rappresentante della galleria. La Quadriennale del 1986 si rivelò molto interessante in quanto parteciparono artisti importanti come Guttuso, Pomodoro, Palladino, Clemente e Kounellis. Nel 1989 la Cooperativa si scioglie per mancanza di disponibilità economica, un destino che toccò anche ad altre gallerie baresi, che pur portando avanti un lavoro di grande qualità non riuscivano più a sostenersi. Nel 1992 Menolascina vince il premio Suzzara. Nel 1993 poi partecipa, con la galleria Annunciata di Milano, alla Fiera Internazionale dell'Arte Contemporanea di Parigi. In questo stesso anno inizia la collaborazione con la Lorusso Arte di Andria che nel 1994, insieme alla galleria Bonomo di Bari, organizza nella sua sede la mostra Corpo all'ombra, alla quale partecipano Menolascina e gli scultori Luigi Giandonato, Iginio Iurilli e Franco Dellerba. Nello stesso anno la Lorusso Arte partecipa all'Expo-Arte allestendo quattro grandi stand di cui uno interamente dedicato alle opere di Menolascina. Nel 1995 l'artista partecipa nuovamente all'Expo-Arte, sempre con la Lorusso.
Nel febbraio del 1999 Menolascina tiene una importante mostra intitolata Game Over, in occasione dell'inaugurazione della nuova sede della galleria Annunciata di Milano. La tipologia di opere dell'artista è molto variegata,dalle opere pittoriche a quelle scultoree, ai rilievi, alle opere di pittura e scultura; comprende anche opere spiccatamente bidimensionali, in cui spesso sono inserite applicazioni di parti metalliche come se si trattasse di una diversa stesura pittorica. In alcuni lavori, vere e proprie sculturine a tutto tondo, fuoriescono dai rilievi a parete, ricordando vagamente le opere dei grandi scultori delle facciate delle cattedrali medievali. I materiali usati dall'artista sono anch'essi molto diversi tra loro, dalla ceramica, alla terracotta, al bronzo, all'argento, all'ottone, al legno, al rame. Varie sono le colorazioni delle parti metalliche, ottenute con procedimenti chimici laboriosi e a volte pericolosi.
Particolare è anche il modo di instaurare il rapporto con il fruitore, con l'astante, con colui che guarda l'opera. Menolascina "parla all'uomo dell'uomo, per raccontare una storia contemporanea ai suoi contemporanei, per attuare una riflessione sull'attuale condizione umana che è ancora profondamente disumana."
Oggi, in nome della civiltà, si commettono molti orrori, i telegiornali ci bombardano di storie di massacri, di guerre o di indifferenza; ci informano dei progressi scientifici sulla clonazione, sull'inseminazione artificiale. Attraverso le sue opere Menolascina ci comunica da uomo contemporaneo le angosce e le distorsioni del mondo in cui viviamo. Nei suoi lavori, infatti, c'è sempre l'ossessiva presenza della figura umana.
L'artista intitola la mostra di Milano Game Over, che significa "fuori gioco", quasi a comunicare che egli è fuori dagli schemi, ad una certa distanza che gli permette di vedere le regole del gioco senza esserne completamente schiavo.
"In tal modo Menolascina restituisce ai suoi contemporanei la memoria del presente, che spesso viene vissuto con un'immedesimazione totale, acritica, immemore. Un esemplare diario della condizione umana è formato dall'insieme di fogli che costituiscono Block Notes, le opere accostate l'una all'altra sulla parete presentano un grigio campionario di dolore e cecità, un insieme di ritratti della pochezza, della disperazione."
Roberto Sanesi, a proposito di quest'opera, scrive: "Mi sembra che sia soprattutto dalla serie dei Block Notes che si può individuare con maggior precisione il metodo compositivo di Menolascina.
Metodo che per accumulo di appunti, variazioni, tentativi rapidi e frammentari di cogliere una presunta unità o identità di un soggetto, si direbbe fondato sul principio del doppio, o meglio, su una convinzione di molteplicità, e inafferrabilità, di figure (persone, oggetti, perfino condizioni) da doversi considerare simultaneamente. Con qualche tentazione allegorica, data l'implicita consapevolezza che ogni immagine è solo un momento di una eventuale vicenda da narrare -  nell'impossibilità di narrarla compiutamente, di bloccarla su un significato stabile. Non escludendo nell'operazione, forse, il ricordo del racconto organizzato visivamente per formelle successive (l'efficacia di quei gesti sospesi, assorti), o di certi dittici, da aprire-chiudere; movimento suggerito in questo caso, per analogia, dalla piegatura del quaderno, che nel rimandare a un'idea di cerniera rafforza il concetto di unione di due elementi, e di snodo, di svolgimento, che appunto attiene alla narrazione. Ma si possono individuare anche altri aspetti, in questa pittura, del sistema della molteplicità su cui si regge. Ogni accostamento indica un passaggio, una variante: implica una metamorfosi."

INTERVISTA A SAVERIO LORUSSO TITOLARE DELLA LORUSSO ARTE

-Che cos'è la Lorusso Arte? E' una galleria?
-La Lorusso Arte non può essere definita galleria d'arte vera e propria, anche se ne svolge alcune funzioni, come esporre opere d'arte e commercializzarle, oltre a sostenere e diffondere il lavoro di alcuni artisti che operano sul territorio.

-Come hai cominciato la tua attività?
-Mio nonno, ebanista di pregio, ha tramandato questo mestiere a mio padre che, possedendo anche una buona competenza tecnica e conoscenza delle macchine industriali, ha potuto mettere su, insieme a mio zio, un'industria di cucine componibili della quale mi sono interessato fin da giovanissimo. Ho ereditato dalla mia famiglia, quindi, non tanto la competenza tecnica quanto quella imprenditoriale. -Quando hai cominciato ad interessarti di design e di arte?
-Nella mia vita ho sempre viaggiato e osservato come ci si muove in realtà diverse e più evolute della nostra. Così, all'età di vent'anni circa, era il 1968, durante un viaggio a Roma, rimasi colpito da dei posters di grandi dimensioni, raffiguranti vedute di New York; era la prima volta che li vedevo e ne rimasi entusiasta. Organizzai così una rete di vendita, composta da ragazzi come me, che in breve tempo fornì posters a tutto il nord-barese fino a quando questo prodotto non venne diffuso nelle librerie diventando di uso comune. Negli anni '70 mio padre mi affidò la gestione del suo negozio di arredo in stile classico, abbastanza noto in città. Nello stesso tempo avevo conosciuto l'art director barese Danilo Favotto, oggi scomparso, tramite lui mi avvicinai al mondo del design al quale mi sono appassionato e che non ho più abbandonato, neanche in periodi di grande crisi.
Ricordo che in pochi mesi il mio show room cambiò look, con disperazione di mio padre che vide tutti i suoi mobili accantonati in un deposito per lasciare spazio a pezzi di maestri del design da Alvar Aalto, a Mackintosh, a Rietveldt e così via.
Presto mi resi conto che le pareti delle case che arredavo rimanevano "pericolosamente" libere, così cominciai la ricerca di un certo tipo di opere d'arte che potessero ben armonizzarsi con l'arredo che io proponevo improntato sul design.

-Hai dunque proposto l'opera d'arte come complemento d'arredo?
-In un certo senso si, perché ho cercato di evitare che accanto a pezzi di alto design un pubblico disinformato potesse accostare oggetti senza valore artistico. Anche se, ad essere sincero, ciò che mi ha portato ad interessarmi di multipli d'arte sono state le stesse opere che hanno suscitato in me un grande entusiasmo quando le ho viste da Giorgio Marconi a Milano. Infatti, ho subito pensato di acquistarle per il mio negozio e, in un secondo momento, di commercializzarle organizzando la loro diffusione in modo nuovo.

-Come inizia il rapporto con Giorgio Marconi?
-Marconi era l'unico gallerista ed editore in Italia, parliamo dei primi anni '80, che poteva fornirmi i multipli d'arte che io cercavo, che avessero un certo impatto per il colore e le grandi dimensioni.                        
Mi interessai, infatti, alle opere di Tadini, Adami, Del Pezzo, Nespolo, Pardi, Bay, Rotella, Hsiao, che Marconi proponeva dando vita così ad una collaborazione che dura ancora oggi. Con lo Studio Marconi ho organizzato diverse mostre di opere uniche di questi artisti, alcuni dei quali sono stati miei ospiti più volte, insieme a designer di fama internazionale.

-In effetti sei stato uno dei primi in Italia, circa vent'anni fa, a proporre arte e design insieme, di questo hanno parlato riviste come "Interni" e "Casa Vogue".
-Ho sempre organizzato eventi che prevedevano, accanto alla mostra d'arte, un'altra di prodotti di design, con la presenza del designer e dell'artista che spiegavano il loro lavoro e partecipavano insieme alla stessa tavola rotonda, apportando alla discussione un contributo nuovo.
Sono state iniziative che hanno interessato varie fasce di pubblico ed hanno aperto nuovi orizzonti.

-Quali sono state le politiche espositive della Lorusso?
-In genere, dopo un certo numero di giorni, scema l'interesse iniziale per una mostra d'arte, così ho organizzato accanto alle mostre altri eventi collaterali, dalla presentazione di un libro al concerto per arpa celtica, alla lezione di Bonsai e così via. In questo modo si è mantenuta l'attenzione per la mostra che veniva visitata da persone che arrivavano motivate da interessi diversi. Spesso è capitato che queste persone, vedendo le opere d'arte esposte e ben coordinate con i pezzi d'arredo, le abbia apprezzate e poi acquistate. In virtù di ciò io non mi sono mai interessato di opere d'arte che non potessero essere inglobate nel contesto abitativo. Infatti, il tipo di arte che io propongo non è quello da tenere chiuso in cassaforte, ma è quello da godere in casa, in ufficio, nei luoghi pubblici.

-Dal 1983 in poi il tuo interesse si rivolge non solo alle opere d'arte di artisti di fama internazionale, ma anche di artisti che operano nel nostro territorio, come mai?
-In quel periodo continuavo ad interessarmi e a proporre al mio pubblico multipli di opere di artisti famosi, ma intanto iniziavo una ricerca di opere d'arte di qualità di giovani artisti, non ancora affermati, che seguissero una propria linea di ricerca.
Il motivo di questa operazione fu di voler proporre opere uniche che avessero un costo di poco superiore a quello dei multipli d'arte di artisti affermati in campo internazionale.
Cominciai così ad interessarmi a Michele Zaza e Gaetano Grillo, ai quali seguiranno circa dieci anni dopo Carlo Fusca e Franco Menolascina, parallelamente ad altri come Fernando De Filippi e Beppe Sylos. -Sono artisti che lavorano in modo molto diverso, perché ti sei interessato a loro?
-Certamente le tipologie di opere di questi artisti sono differenti ed è proprio questa diversità che mi interessa per il mio lavoro; ciò che li accomuna è sicuramente la qualità del lavoro che svolgono e che oggi conferisce loro una propria identità e riconoscibilità.

-Perché hai scelto di sostenere questi artisti, tutti di origine pugliese?
-La mia attività principale, intendo quella di imprenditore nel campo dell'arredo, vive sul nostro territorio, quindi, mi è sembrato giusto investire su di esso attraverso la valorizzazione degli artisti che vi operano. La qualità delle opere di questi artisti non ha nulla da invidiare a quella dei loro colleghi del Nord che hanno la grande fortuna di vivere in un contesto più aperto e vivace. Grillo, Zaza, Fusca e De Filippi hanno scelto da tempo di vivere e lavorare a Roma e a Milano proprio perché in questi contesti le loro opere hanno possibilità di ottenere maggiore riconoscimento da parte del pubblico e della critica.
Da parte mia, non potendo accostarmi con le mie sole forze ad artisti già noti, ho cercato di sostenere coloro che lavoravano sul nostro territorio con attenzione alla coerenza del percorso artistico e alla qualità delle opere.

-Che cosa significa per te sostenere un artista?
-Sostenere un artista significa credere nella validità del suo lavoro e intervenire su di lui acquisendo le sue opere per fornirgli non solo il riconoscimento e la fiducia, ma anche i mezzi economici di cui ha bisogno, per portare avanti la sua ricerca artistica. Divulgare le sue opere facendole entrare nelle case della gente; far conoscere il lavoro attraverso l'organizzazione di mostre personali e collettive ed eventi che attirino l'attenzione. Sostenere significa far conoscere le opere dell'artista al grande pubblico e partecipare alle fiere d'arte.
La Lorusso Arte ha partecipato nel 1994 all'Expo-Arte allestendo quattro grandi stand, ognuno dedicato ad uno dei suoi artisti cioè Zaza, Grillo, Fusca e Menolascina. Nello stesso anno ha partecipato all'edizione di Expo-Casa in un grande spazio allestito con pezzi disegnati da Frank Lloyd Wright e quadri eseguiti da Fusca. Nel 1995 la Lorusso Arte partecipa nuovamente all'Expo-Arte, ma questa volta con un allestimento meno dispendioso e "più concettuale", vi erano, infatti, delle gigantografie degli artisti che accoglievano il pubblico "offrendo" per così dire una loro opera, tenendola sul palmo della mano.
Sostenere il lavoro di un artista, infine, significa pubblicare cataloghi e monografie che illustrino e spieghino il suo percorso artistico, ma soprattutto compiere una massiccia opera di comunicazione degli eventi nei confronti di coloro che operano nel mondo dell'arte. A questo proposito la Lorusso Arte ha contribuito all'edizione e alla pubblicazione dei volumi monografici dedicati a Grillo e Fusca, mentre sono in via di realizzazione quelli che riguardano Zaza e Menolascina.

-Come è stata l'esperienza Expo-Arte?
-Deludente sicuramente, partecipai sperando di dare visibilità alle opere dei miei artisti; nella sostanza questa esperienza non diede alcun risultato in quanto il pubblico che visitava l'Expo non era affatto interessato all'arte, inoltre non vi fu la presenza di alcun critico o operatore interessato ai lavori degli artisti.
Per questo motivo, essendo l'operazione Expo-Arte molto dispendiosa, decisi di investire diversamente il mio denaro, vale a dire con le pubblicazioni dei cataloghi e delle monografie.
 
-Dopo il 1995 l'attività espositiva della Lorusso Arte rallenta per riprendere nel 2002 con la grande mostra di Grillo a Molfetta. Cosa succede in questi anni?
-L'attività espositiva richiede dei costi e come ho già precisato, nel mio caso, essa dipende dall'andamento economico della mia attività principale che in quegli anni ha subito grosse restrizioni. Nel periodo 1995-96 assunsi la presidenza dell'associazione culturale "Contemporanea", che si poneva l'obiettivo di promuovere le opere degli artisti del territorio, ma anche questa operazione si rivelò abbastanza deludente, specie per il carattere degli artisti baresi, poco inclini alla cooperazione.
Così ho preferito abbandonare le associazioni e continuare il mio percorso da solo. Ho ripreso ad organizzare mostre, cominciando con Grillo nel dicembre 2002 a cui seguiranno eventi dedicati a Fusca, Menolascina e Zaza.
Attualmente ho chiesto la collaborazione del giovane critico Giacomo Zaza, che vive e lavora a Roma, per l'organizzazione degli eventi artistici futuri, perché credo nell'importanza del collegamento, attraverso la critica, con il sistema dell'arte internazionale. -Chi è allora Saverio Lorusso? Ti ho rivolto questa domanda indirettamente all'inizio di questa intervista e mi hai risposto dicendo - Non sono un gallerista - allora ho chiesto ai tuoi amici artisti che ti hanno definito in modo vario, da promotore dell'arte a mecenate, a collezionista. Rappresenti forse una figura nuova all'orizzonte del mondo dell'arte?
-Forse! Certamente sono stato il promotore della loro arte e il maggior acquirente delle loro opere, ma io credo di rimanere ciò che sono sempre stato e cioè un imprenditore interessato agli oggetti d'arte. 


ELENCO DELLE MOSTRE

1983, aprile         Roberto Pamio, Emilio Tadini, Il design si                 
                            incontra con l'arte.
         novembre   Pablo Picasso, 26 acqueforti (in collaborazione
                            con il gallerista Giorgio Marconi).
        
          dicembre   Antonia Astori, Aforismi di Antonia Astori,
                            collezione di mobili per Driade.

1984, dicembre   Tavola rotonda, Design oggi-Nuovi orientamenti.

1986, dicembre   Incontro con Achille Castiglioni

1991, gennaio     Gaetano Grillo, Humus, con Segni di casa di
                            Cassina.
          maggio      Giorgio De Chirico, Opera grafica 1969-1977.
          settembre   Mostra collettiva, Trasfigurazioni.
          dicembre   Borek Sipek, Aleph-Malastrana e Follies.

1992, marzo         Mimmo Rotella, Opere uniche 1990-1991 dal
                             Museo di Berlino.
          maggio       Emilio Tadini, Opere uniche.
          novembre   Rassegna di pittori andriesi, Arte come
                             figurazione.

1993, febbraio     Michele Zaza, Opere uniche.
          marzo         Carlo Fusca, L'antico come metafora.   
          aprile          Frank Lloyd Wright, I maestri.

1994 aprile          Grillo, Zaza, Fusca, Menolascina, Expo-Arte.
         maggio       Fusca, Wright, Expo-Casa.
         novembre   Carlo Fusca, Il Mito il Mare gli Eroi.
         dicembre    Franco Dellerba, Luigi Giandonato, Iginio Iurilli,
                            Franco Menolascina, Corpo all'ombra.

1995, aprile           Grillo, Zaza, Fusca, Menolascina, Expo-Arte.
          
2002, dicembre      Gaetano Grillo, Opere recenti. 


CONCLUSIONE

L'esperienza del mio lavoro mi ha portato a conoscere il mondo dell'arte contemporanea nella nostra terra e mi ha dato modo di riflettere, riflettere anzitutto sulla validità dell'ambiente che è fervido di creatività. Mi riferisco agli artisti, ai galleristi e agli operatori d'arte che hanno dimostrato ora e nel passato di saper fare bene il loro lavoro e di saper creare degli eventi sia in città che in provincia. Persone motivate hanno saputo organizzare manifestazioni interessanti come Zelig a Polignano, Lorusso Arte ad Andria, Cinzia Cagnetta a Terlizzi, Chielli a Noci e il giovane critico Giacomo Zaza, che in collaborazione con il comune di Molfetta ha organizzato una mostra con la presenza di Jannis Kounellis nell'aprile del 2003 e una rassegna dedicata a Carla Accardi e H.H. Lim (ottobre-novembre 2003), dando così un respiro di internazionalità alla cittadina.
Il percorso che è stato fatto in passato dalle gallerie private baresi, come polo di diffusione e promozione artistica, ha avuto una grande validità e rimane un fatto di grande pregio per le operazioni future.
Molte gallerie private, che in passato hanno portato avanti un lavoro culturale di grande serietà, hanno dovuto chiudere i battenti per scarsa attitudine imprenditoriale. Tutto ciò deve far riflettere sulla necessità di un cambiamento nell'attività di organizzazione e promozione dell'arte che deve avvenire, senza dubbio,  con una maggiore capacità manageriale.
E' necessario un cambiamento nella coordinazione delle varie forze interessate alla promozione della cultura e dell'arte. Anzitutto sono necessari spazi più ampi in cui ospitare gli eventi artistici; una programmazione degli obiettivi con pianificazione delle strategie per raggiungerli e mezzi economici per farlo; infine, è di primaria importanza la comunicazione degli eventi al pubblico. Questa deve essere massiccia ed interessare tutti i media contemporaneamente, dalle affissioni di manifesti all'e-mail, al coinvolgimento della televisione e della stampa, all'informazione presso le scuole artistiche.
La comunicazione ha dei costi che sono però necessari, per non vanificare gli sforzi compiuti per la organizzazione dell'evento, che  può essere anche molto interessante ma, se nessuno ne è a conoscenza, perde di valore.
Pertanto, in una terra come quella barese, da sempre  proiettata verso gli scambi con i mercati orientali e di mentalità aperta, dove non mancano artisti di valore affermati anche al Nord, dove esistono grandi tradizioni artistiche e dove in un passato relativamente recente si è posta più attenzione al mondo dell'arte contemporanea, è necessario coordinare le potenzialità del territorio per dare più forza al nostro sistema dell'arte.
A questo proposito credo che qui molti artisti abbiano un comportamento tipicamente meridionale che è quello del "lamento", che attribuisce alla condizione geografica una mancanza di determinazione e di affermazione delle proprie idee.
Per affermare le proprie idee è necessario riuscire a comunicarle, farle conoscere agli altri muovendosi per mostrare il proprio lavoro. Una comunicazione tecnologicamente sviluppata e mirata può tirare fuori dall'isolamento e connettere con il sistema dell'arte internazionale.
È necessaria, però, la collaborazione di tutte le istituzioni pubbliche, private e degli artisti stessi, che dovrebbero unire le loro forze per raggiungere l'obiettivo comune di una maggiore efficacia e visibilità di ciò che viene fatto a livello culturale e artistico nel territorio.
Spesso accade che molte energie si disperdano inutilmente in manifestazioni senza valore o in eventi interessanti ma poco pubblicizzati. Anche gli artisti che lamentano da sempre la mancanza di una sede museale o di una Kunsthalle, dovrebbero impegnarsi nella realizzazione e gestione reale di una struttura
polifunzionale, che potrebbe avere diverse sezioni. Una sezione dedicata all'esposizione di artisti storicizzati dell'arte contemporanea, un'altra dedicata agli artisti del territorio che dovrebbe essere sostenuta, almeno in minima parte, dagli artisti stessi, una terza sezione poi dedicata agli eventi. Tutto ciò dovrebbe attirare grandi fasce di pubblico attraverso una comunicazione massiccia  e soprattutto critici e galleristi di altre regioni dovrebbero essere  invitati e "convinti" a venire. In questo modo le opere dei nostri artisti avrebbero una maggiore visibilità, perché la gente intervenuta per partecipare all'evento o per vedere la mostra dei grandi autori non disdegnerà certo la conoscenza delle opere degli artisti del territorio.
La presenza della critica, inoltre, garantirebbe il collegamento necessario alla connessione al sistema dell'arte internazionale.
A questo proposito credo che la componente di maggior importanza per dar forza al nostro sistema dell'arte sia costituita proprio dalla figura del critico-curatore. Nella nostra terra infatti, i critici dovrebbero avere più peso nell'organizzazione di eventi importanti per far conoscere il lavoro dei nostri artisti oltre i confini regionali.
 Il loro lavoro di coordinamento porterebbe all'ottimizzazione dell'operato delle altre due componenti del sistema dell'arte, vale a dire: artisti e galleristi. Il lavoro di questi ultimi, infatti, pur valido, perde di efficacia se non vi è la cooperazione tra tutte le forze interessate a supportare l'arte contemporanea. È necessario quindi, che nel nostro territorio cresca maggiormente la figura del critico-curatore, che sia riconosciuto in ambito museale ed istituzionale, che organizzi eventi a livello nazionale ed internazionale, che scriva dei nostri artisti e al quale, soprattutto, venga data la possibilità di utilizzare mezzi di comunicazione di grande diffusione.



 

 




 


 


 



 


 

 














 


> torna indietro
 
Posizionamento nei motori di ricerca, Web agency, web marketing, web design, consulenza internet, realizzazione siti web, pubblicità, internet, comunicazione, Neogs.it Realizzazione siti web - Posizionamento nei motori di ricerca - Agenzia di pubblicità